Abbiamo ridisegnato la cartografia di alcune delle più note località alpine.
Siamo passati dove nemmeno noi credevamo di poter passare.
Ci siamo talvolta spaventati nel guardare le nostre scie più a monte, impressionati per la pendenza, la difficoltà o il manto instabile.
Scie impossibili o comuni a molti, comunque lontane dal battuto.
Scie che profumano d’avventure tra i boschi, di contatto totale con la natura.
Parole grosse: libertà, estremo, selvaggio, profondo.. Noi c’eravamo e non abbiamo paura a pronunciarle.
La linea blu è dove siamo stati e dove torneremo.
29 settembre 2004
14 settembre 2004
"HO VOGLIA DI TORNANTI"
La strada sale. Le marce sono la prima, la seconda, la terza.
Il panorama praticamente invisibile è coperto dal fitto del bosco.
Assonnati e avvolti da una strana sensazione di torpore deglutiamo la bile che sale con i tornanti e sbadigliamo per stappare le orecchie chiuse dalla pressione.
Fuori il ritmo è lento ma il rumore del motore è coperto dalla nostra adrenalinica musica e la velocità del mezzo sembra superiore.
I bastoni a fasce gialle e nere sui bordi della strada iniziano a mostrare l'altezza della neve, un livello che ad ogni tornante aumenta un po'.
Sto sognando e voglio sognare uno di quei giorni in cui le prime tre tacche dei paletti non si vedono più, coperte dalla neve bianca e marrone divisa dallo spartineve. Voglio sognare uno di quei giorni in cui tocca mettere le catene, tra parolacce e mani sporche di fango.
Ogni curva mostra pini, radure e pendii e noi immaginiamo improbabili linee che non riusciamo a tenerci in bocca, così si inizia a sognare a voce alta.
Ogni curva è avvolta da muri di neve sempre più alti, come in quelle foto anni '50 dei nostri nonni che amano ricordare "quella nevicata" come la più intensa di sempre.
Ogni curva mostra picchi dolomitici sempre più evidenti, più netti e meno nuvolosi.
Ogni curva è uno spettacolo, nonostante l'ora, nonostante la bile, nonostante i chilometri e le due ore di strada già percorse.
Ogni curva è il pensare a come sarà, poi, lassù.
Un amico mi ha detto: "Ho voglia di tornanti".
Se solo sapesse quanta ne ho io...
Il panorama praticamente invisibile è coperto dal fitto del bosco.
Assonnati e avvolti da una strana sensazione di torpore deglutiamo la bile che sale con i tornanti e sbadigliamo per stappare le orecchie chiuse dalla pressione.
Fuori il ritmo è lento ma il rumore del motore è coperto dalla nostra adrenalinica musica e la velocità del mezzo sembra superiore.
I bastoni a fasce gialle e nere sui bordi della strada iniziano a mostrare l'altezza della neve, un livello che ad ogni tornante aumenta un po'.
Sto sognando e voglio sognare uno di quei giorni in cui le prime tre tacche dei paletti non si vedono più, coperte dalla neve bianca e marrone divisa dallo spartineve. Voglio sognare uno di quei giorni in cui tocca mettere le catene, tra parolacce e mani sporche di fango.
Ogni curva mostra pini, radure e pendii e noi immaginiamo improbabili linee che non riusciamo a tenerci in bocca, così si inizia a sognare a voce alta.
Ogni curva è avvolta da muri di neve sempre più alti, come in quelle foto anni '50 dei nostri nonni che amano ricordare "quella nevicata" come la più intensa di sempre.
Ogni curva mostra picchi dolomitici sempre più evidenti, più netti e meno nuvolosi.
Ogni curva è uno spettacolo, nonostante l'ora, nonostante la bile, nonostante i chilometri e le due ore di strada già percorse.
Ogni curva è il pensare a come sarà, poi, lassù.
Un amico mi ha detto: "Ho voglia di tornanti".
Se solo sapesse quanta ne ho io...
04 agosto 2004
Aspettando il ciclone
Siamo solo all’inizio di Agosto e manca ancora qualche mese prima che la neve inizi a cadere come si deve. Sono stufo di quest’estate mezza afosa e mezza piovosa, voglio l'inverno e lo voglio in fretta. Un inverno il più perturbato possibile, stile anno passato. Voglio prendermi il mercoledì mattina per andare a surfare la Prà Alpesina a Malcesine, voglio neve a bassa quota, voglio neve fresca da modellare.
Un’altra stagione stà per arrivare e per me è la 12esima. Dodici inverni intensi e ricchi di emozioni. Ho visto spot fantastici e vissuto avventure incredibili, difficili da raccontare. Dovrei attaccare un sismografo alle mie terminazioni nervose per farvi capire cos’ho provato ma non posso, peggio per voi. Chi era con me sa bene di cosa parlo e tutti quelli che fanno freeriding mi capiscono alla grande.
Dall’anno scorso poi ho con me il mezzo definitivo. Una Burton Fish 156, il vero salto di qualità in neve fresca. Adesso so cosa vuol dire veramente galleggiare su due metri di powder e non dover più tenere il peso indietro come un ossesso. Il comunemente detto “pesse” ha uno shape che ricorda le prime tavole costruite e grazie a questa sua particolare forma permette di fare cose incredibili. Consiglio a tutti di provare questa meraviglia della tecnica.
Nell’attesa di temperature più basse e di qualche perturbazione bella cattiva continuo a lavorare nella speranza che anche questa stagione sia “wonderful” come la scorsa.
C.
Un’altra stagione stà per arrivare e per me è la 12esima. Dodici inverni intensi e ricchi di emozioni. Ho visto spot fantastici e vissuto avventure incredibili, difficili da raccontare. Dovrei attaccare un sismografo alle mie terminazioni nervose per farvi capire cos’ho provato ma non posso, peggio per voi. Chi era con me sa bene di cosa parlo e tutti quelli che fanno freeriding mi capiscono alla grande.
Dall’anno scorso poi ho con me il mezzo definitivo. Una Burton Fish 156, il vero salto di qualità in neve fresca. Adesso so cosa vuol dire veramente galleggiare su due metri di powder e non dover più tenere il peso indietro come un ossesso. Il comunemente detto “pesse” ha uno shape che ricorda le prime tavole costruite e grazie a questa sua particolare forma permette di fare cose incredibili. Consiglio a tutti di provare questa meraviglia della tecnica.
Nell’attesa di temperature più basse e di qualche perturbazione bella cattiva continuo a lavorare nella speranza che anche questa stagione sia “wonderful” come la scorsa.
C.
28 luglio 2004
SOPRA IL LAGO, PRIMA DEL CIELO (20.01.2004)
"La stessa sensazione provata da un surfer dopo aver cavalcato l'onda perfetta".
Forse è questo e tanto altro ciò che abbiamo provato ieri.
Abbiamo surfato il Nostro Monte Baldo a Malcesine, sulla mitica "Belvedere".
La pista dismessa da qualche anno a causa di un impianto ritenuto non a norma è lasciata a se stessa, non battuta dai gatti, non servita da nessun collegamento, quindi.. Pura.
Condizioni della neve straordinarie, macchia mediterranea di contorno e sullo sfondo il luccichio delle increspature del lago.
Un tuffo da 1800 metri, una discesa limpida, ripida e quasi senza tracce.
Le poche scie presenti ci abbandonano infatti non appena superato l'ultimo arrugginito sostegno del vecchio skilift "Belvedere" lasciandoci nella neve fresca, soli.
La discesa ed il ritorno a valle sono come di consueto una straordinaria avventura.
Una faticosa passeggiata nelle neve tra rovi intricatisimmi, un po' di sano surf tra i pali metallici della funivia e poi giù per un sentiero che taglia a metà la montagna, un sentiero così bello e innevato da richiamarci alla mente paesaggi scandinavi.
Si surfa fino a quando la neve non finisce, fino a quando la tavola non gratta i sassi.
..Poi a piedi, verso la partenza del secondo troncone, camminando in un bosco non più coperto di neve ma che gioca con la vegetazione a nascondere e mostrare il Castello di Malcesine e le acque del lago.
Come spesso accade ci sarebbe impossibile descrivere tutte le sensazioni provate ma girovagando qua e là ci è capitato di leggere un vecchio slogan delle località montane del Baldo, diceva:
"SOPRA IL LAGO, PRIMA DEL CIELO".
Un giorno di grande Freeride, riassunto così.
Luca
Ciola
27 luglio 2004
TROVA IL RIDER!
Backcountry S.Pellegrino (30.11.2003)
Passo S.Pellegrino 09/11/2003
Che risveglio!
Mi sveglio con in mente una sola cosa (non la solita cosa!!) e cioè quello che ho vissuto ieri pomeriggio.
Chi l'avrebbe mai detto? Chi ci avrebbe mai sperato? Nasce per caso e per questo è forse ancor più bello.
Si parte alle 12.40 da Valeggio, si entra in Autostrada come missili e via... ci guardiamo intorno nella speranza di una distesa bianca dove lasciare la nostra firma... Su ancora... Abbiamo deciso... Passo S.Pellegrino!
Si sale, neve sulla strada e la macchina scodinzola un pò ma Carlos "Luca" Sainz pennella.
Arriviamo alla base degli impianti alle 15.10.
Tutto tace... Sole e powder.
Tavole legate allo zaino, ciaspe ai piedi e bastoncini per aiutarci nella risalita... Pronti, duri e incazzati!
Facciamo pochi passi e una voce amica urla: "Folete che fi porti su"? Ed io rispondo (già un pò eccitato): " Col Gatto"?. Lui annuisce. Era il mitico uomo del Gatto delle Nevi, colui che spiane le piste (non quelle piste!), dalle 8 della mattina fino alle 5 del pomeriggio.
Siamo gasatissimi, saliamo sul Gatto con la massima attenzione, sistemiamo le tavole e via... Mi sembra di essere a Gardaland, continiamo a guardarci e siamo felici come due bambini sul bruco.
Stiamo salendo verso la cima della montagna e sappiamo che ci aspetta una discesa epica, non ci sono scie, non c'è nessuno, nessun rumore.
Arriviamo su e ci sembra di essere in paradiso, salutiamo il nostro Eroe e ci prepariamo per la discesa.
Adrenalina pura, urliamo come i matti, la neve è un pò trasformata dal troppo sole ma è fresca e nessuno ci disturba. Ci infiliamo subito in un canalone con una buona pendenza e disegnamo come artisti ispirati.
Dopo il canalone arriva un fiumiciattolo e visto che si può saltare... Oplà!Uno spettacolo.
L'ultimo tratto è sotto la seggiovia... Sapete già!
Ci stacchiamo la tavola, ci guardiamo e ci rendiamo conto che questa giornata ci ha regalato emozioni vere ed uniche.
Siamo sempre noi.
Grazie.
U.
(Rider: Ciola - Spot: S.Pellegrino - Shot: Luca)
Mi sveglio con in mente una sola cosa (non la solita cosa!!) e cioè quello che ho vissuto ieri pomeriggio.
Chi l'avrebbe mai detto? Chi ci avrebbe mai sperato? Nasce per caso e per questo è forse ancor più bello.
Si parte alle 12.40 da Valeggio, si entra in Autostrada come missili e via... ci guardiamo intorno nella speranza di una distesa bianca dove lasciare la nostra firma... Su ancora... Abbiamo deciso... Passo S.Pellegrino!
Si sale, neve sulla strada e la macchina scodinzola un pò ma Carlos "Luca" Sainz pennella.
Arriviamo alla base degli impianti alle 15.10.
Tutto tace... Sole e powder.
Tavole legate allo zaino, ciaspe ai piedi e bastoncini per aiutarci nella risalita... Pronti, duri e incazzati!
Facciamo pochi passi e una voce amica urla: "Folete che fi porti su"? Ed io rispondo (già un pò eccitato): " Col Gatto"?. Lui annuisce. Era il mitico uomo del Gatto delle Nevi, colui che spiane le piste (non quelle piste!), dalle 8 della mattina fino alle 5 del pomeriggio.
Siamo gasatissimi, saliamo sul Gatto con la massima attenzione, sistemiamo le tavole e via... Mi sembra di essere a Gardaland, continiamo a guardarci e siamo felici come due bambini sul bruco.
Stiamo salendo verso la cima della montagna e sappiamo che ci aspetta una discesa epica, non ci sono scie, non c'è nessuno, nessun rumore.
Arriviamo su e ci sembra di essere in paradiso, salutiamo il nostro Eroe e ci prepariamo per la discesa.
Adrenalina pura, urliamo come i matti, la neve è un pò trasformata dal troppo sole ma è fresca e nessuno ci disturba. Ci infiliamo subito in un canalone con una buona pendenza e disegnamo come artisti ispirati.
Dopo il canalone arriva un fiumiciattolo e visto che si può saltare... Oplà!Uno spettacolo.
L'ultimo tratto è sotto la seggiovia... Sapete già!
Ci stacchiamo la tavola, ci guardiamo e ci rendiamo conto che questa giornata ci ha regalato emozioni vere ed uniche.
Siamo sempre noi.
Grazie.
U.
(Rider: Ciola - Spot: S.Pellegrino - Shot: Luca)
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