18 gennaio 2007

LISKA VALLEY (05.01.2007)

Ore 03.00 di Martedì 2 gennaio, Livigno, Sondrio, Italia…inizia a nevicare.
Ore 08.00 di Mercoledì 3 gennaio, Livigno, Sondrio, Italia…smette di nevicare, ma ricomincia alle 12.00 e termina a notte inoltrata...
29 ore di neve no-stop, non copiosa ma importante, fondamentale, bianca.

Sveglia alle 7.00 per essere i primi lassù. Un giovine in motoslitta ci porta in quota dal Passo d'Eira ma poi deve rinunciare alla vetta perché un traverso ventato sarebbe troppo rischioso per la moto. Allora, ciaspe ai piedi, decidiamo di fare da soli e un'oretta di cammino ci porta in vetta al monte Crapene.
Paesaggio fantastico, neve un po’ ventata ma fresca e nessun pericolo valanghe.
Giù come i missili disegniamo curve larghe e spolveriamo il paesaggio intonso come umili servi del dio powder.
Si entra nel bosco, ricomincia a nevicare, sembra la scena iniziale di White Balance, bianco dappertutto, su giù destra sinistra.. dentro!!
Nevica ancora fino a sera, domani sarà un altro giorno importante, il Giorno.

Sveglia ore 7.00, saliamo su un altro itinerario consigliatoci da Max (Local incontrato nel pomeriggio che nonostante gli insulti dei suoi amici ci indica un versante poco conosciuto e da lui ribattezzato Liska Valley).
Grazie al vento frontale della notte gli accumuli arrivano a 70-90 cm, polvere leggera e quasi impalpabile.
La pendenza in alcuni punti è decisamente impegnativa ma il mezzo ai nostri piedi (Fish 156) ci permette velocità e reattività pazzesche, mai così necessarie come in questo ambiente.
Dopo due discese da soli (Luca&Ciola) a mezzogiorno ci raggiunge Max con ai piedi la sua Fish 160.
In altre due discese ci fa scoprire il meglio della Liska Valley facendoci vivere pendenze da brivido, angoli che smussano la differenza tra pendio e tuffo nel vuoto.
Si parte a gambe dure, con quella pendenza devi concentrarti al massimo e non rischiare nemmeno una caduta, le conseguenze sarebbero rovinose.
Potremmo disegnare i cambi di pendenza su un foglio di carta e rifarli uguali. Sono impressi dentro di noi, non se ne andranno.
Gli alberi del bosco sono alti ma radi e invogliano a correre qualche rischio e così le curve si chiudono a pochi centimetri dai fusti e dai rami più bassi, vicino, vicinissimo, fino a percepirne l’odore di resina.
Alberi alti, quasi sequoie, e quando si è “in volo” sembrano muoversi, animati, come gli “Ent” del Signore degli Anelli. Oggi il bosco non lotta e ci fa spazio, oggi in quella valle tutto sembra lì per noi, per servirci.
Silenzio assoluto, velocità inaudita e curve che alzano muri di neve.
L'adrenalina rimbomba.
Non sentivamo quel “rumore” dentro di noi da oltre 8 mesi e la sensazione la conosciamo bene, una miscela esplosiva di leggerezza e onnipotenza. Nitroglicerina per le endorfine e per i nostri ricettori del piacere.
I sorrisi incrociano tra la polvere alzata da chi ci precedeva e sono loro, i sorrisi, gli unici testimoni di quello che abbiamo vissuto.
Certi giorni non si dimenticano, giorni come questo lasciano dentro una sensazione di vittoria che non ha eguali, non spiegabile a parole.
Livigno, il Monte Crapene e la Liska-valley ci hanno regalato tanto.
Noi, sportivamente, abbiamo messo lassù il meglio di noi stessi: passione, fatica, sudore, gioia, sogni…

Ciola.
Luca.

11 novembre 2006

...CHE L'INVERNO COMINCI!




Solo una foto e un link (FREE.RIDER NOV.2005) che rimanda all'editoriale dell'unica rivista di settore.
Nessuna forma pubblicitaria(Non sia mai!), solo un rito propiziatorio, una danza della neve, una canzone non in rima scritta da altri per sbiancare i nostri animi, nell'attesa della prima perturbazione.

...Che cominci e che sia vero. Bianco a perdita d'occhio.
Bianco come in quella foto del primo vero giorno dello scorso inverno.
Bianco come le nostre bianchissime infinite utopie.

19 giugno 2006

RESPECT THE LOCALS


Una scritta su una maglietta e torna la voglia di scrivere, dopo mesi.
La stagione non era finita con “Il giorno dopo” (Seefeld 18.02.2006 e Malcesine 02.03.2006) e questo slogan da spiagge di Honolulu calza a pennello per un nuovo post.
Torno dopo parecchio tempo a parlar del Baldo e del termine “nostro” per replicare anche se un po’ in ritardo a chi, senza capire il momento di emozione e l’eccitazione ancora in circolo ma rispettando le regole di qualunque blog, ha replicato.
In questo blog la sintassi è forse elementare e le parole sono forse scritte in fretta e a caldo (Per non perderne le sensazioni), inoltre caro anonimous, come dici tu "non sappiamo probabilmente nulla degli altri" ma nonostante ciò vorrei comunque chiarire alcuni concetti e parlarti ancora un po’ di noi e di lui, del Baldo.
Noi siamo quelli del posto (Quasi!) o, come amano definirsi i surfisti, noi siamo i locals.
Siamo quelli della prima corsa del mattino solo perché la notte non ce ne sono.
Siamo quelli della baita abbandonata e del giardino di fronte, così belli che pur di affacciarci “alla staccionata” vi lasciamo anche la prima traccia sotto i piloni.
Quelli del tunnel di rovi percorso nel suo stato migliore, percorso nuovamente con troppa neve ed ancora attraversato quando bollito dal caldo.
Sempre noi, quelli della panchina, vista con e senza neve, perché sul monte i locals ci vanno anche quando la neve non c’è, a piedi.
Noi, quelli alla “Mordi-roccia”, quelli dalle “mani grandi e forti” che a nulla valgono quando il fitto dei rovi, la profondità della neve e la fatica raggiungono il loro apice.
Ancora noi, quelli che oltre l’ultimo ostacolo, la rete dismessa, vanno ancora avanti per poi rimproverarsi il fatto di non essersi fermati prima.
Locals perché quello che era un blog sul freeride somiglia sempre più ad un osanna ad una sola montagna e se cominciamo a considerarci di casa è in fondo anche per questo, perché ne parliamo tanto quanto parliamo di casa nostra.
Locals perché siamo gli unici ad aver tentato qualcosa pur di lasciare inalterato il tuo ed il nostro panorama, per lasciare che anche tu (Che replichi) possa scendere ancora per la Belvedere ad incrociare le nostre tracce. Poco, è vero, una lettera non è gran cosa, ma rispetto a chi replica e non sa nemmeno di cosa stiamo parlando è già un abisso.
Locals perché insieme ad altri sosteniamo il progetto del parco naturale/regionale del Baldo nella speranza che quel panorama non venga MAI PIU’ toccato da nessuno.
Rispetto per noi e poi rispetto per il momento, per estendere il termine Locals a qualcosa di ben più grande del solo Baldo.
Un momento dove di questo posto, Il Baldo, è importante anche e soprattutto la bandiera.
Sulla carta patinata non si parla che di Alaska, Caucaso, Lake Tahoe, Utah, Argentina e di un sacco d’altre chimere d’Oltralpe (Ahi ahi Emilio..) mentre noi non dimentichiamo mai che la terra promessa è qui, vestita al tricolore e coperta per cinque mesi l’anno da uno straordinario manto d’oro bianco.
Sepolti come siamo da turisti che considerano il Baldo poco più di una terrazza per gustarsi il panorama questo vuole essere un inno ai locals, noi e non solo noi, ed uno alla nostra terra, alle nostre radici gardesane e baldensi.
Forse avrei trovato parole migliori in un adrenalinico giorno post-riding ma considerato il caldo e la stagione va bene anche così.
..E allora rispetto e viva la bandiera.
Quella là, ovviamente.

L.

30 maggio 2006


- : Cosa cerchi di dirmi? Che posso schivare le pallottole?
- : No. Cerco solo di dirti che quando sarai pronto non ne avrai bisogno.

MORPHEUS, spiegando "Struttura" - MATRIX -

18 maggio 2006

"Cosa c'è di più legittimo dall'aspirare a vivere i propri sogni?
Se l'immaginazione lavora,produce un'idea,concepisce un sogno nella mente,si prova naturalmente la necessità di passare all'ultima fase,quella della concretizzazione.
Il successo procurerà un sentimento di felicità,di unità perfetta della mente con il corpo e con il cosmo."

Reinhold Messner

09 gennaio 2006

IL GIORNO DOPO


Il giorno dopo aver tracciato il versante del Baldo vista lago non E' un giorno normale.
Il giorno dopo aver surfato attraverso "tubi" di rovi con fresca in abbondanza da permetterti evoluzioni da surf da onda non PUO' essere un giorno normale.
Il giorno dopo esserti sentito padrone incontrastato della montagna, del tuo mezzo e del tuo fisico non mi sembra vero SIA un giorno normale.
Il giorno dopo esserti tuffato nella discesa più bella mai fatta, dopo aver sentito le emozioni sfuggirti di mano, dopo aver quasi pianto per l'emozione alzando lo sguardo all'orizzonte VOGLIO CHE DIVENTI UN GIORNO NORMALE!

Siamo in attesa parta la seggiovia Prà Alpesina ed intorno a noi ci sono praticamente solo ragazzi con la tavola ai piedi (una decina). Le piste non sono state battute e fremono per surfare un pò di quella neve fresca. Si scambiano battute sul "muro" da evitare perchè ognuno di loro in realtà vuol essere il primo a sverginarlo. Luca ed io ci guardiamo. Siamo gli ultimi della fila e siamo felici. Felici perchè nessuno di questi ragazzi (non me ne vogliano) sogna, nessuno di questi ragazzi vive il rapporto Baldo/Garda come lo viviamo noi, nessuno cerca Emozioni con la E volutamente maiuscola. Egoisticamente godo, ma spero che anche loro, un giorno, scoprano l'Essenza.

Siamo pronti per il tuffo. Sono 1500 mt di dislivello da affrontare e l'adrenalina scorre a fiumi.
Di solito quando surfo non penso a nulla, mi rilasso, lascio che la tavola galleggi e che la mia mente si liberi completamente. Qui non ci riesco. Qui surfo verso il Benaco (Lago di Garda per i meno saputi), altro che Lake Tahoe (con tutto il rispetto) cazzo!
Questo è il mio lago e oggi posso dire che questa è anche la mia montagna. Che coppia!
Si arriva fino a San Michele (1° troncone) con la tavola ai piedi e non sembra vero, ci fosse stata ancora un pò di neve saremmo arrivati davvero a tuffarci nel Lago.

Ogni curva è una scarica elettrica, un'immensa dose di potenza che mi entra in corpo e mi fa volare. In questa discesa raggiungo lo stato fluido di cui tanto ho sentito narrare ed oggi finalmente so cos'è!

Sono un tutt’uno con la tavola, la neve e l'acqua davanti a me, sono uno e trino allo stesso tempo.
Oggi non mi ferma nessuno, nemmeno una lamina spezzata.

Ciola

AVVENTURA (29.12.2005)

Il monte. Una montagna.
Da cima a fondo. Da sopra a sotto. Da nord a sud.
Da 1900 a 500 direbbero i saputi ..E 1400 di dislivello sono tanti, saprebbero i saputi.
Quattro panorami e nessun confine.
La vetta. La neve. Il lago. Il bosco.
Tutto e tutti in un volta, come in una cartolina senza bordo, come in un immenso dipinto trompe l’oeil.

Le scie diranno “due artisti” mentre il castello di laggiù suggerirà “due cavalieri”.
Io, noi, questa volta preferiamo definirci due “Avventurieri”.

Nei sogni di bambino, in quelli in cu arrampichi sugli alberi o ti lanci in furoreggianti scorribande in bicicletta vivi Avventura a quell’età non la cerchi, è lei a trovarti.
Forse, a distanza di anni ed ancora una volta… Ci ha trovato lei.
Un pendio immacolato, una lingua di terra rubata al bosco e non battuta da oltre un decennio.
Due linee come meglio riuscirebbero solo ad un impressionista su una tela, veloci, istintive, volutamente imprecise. Silenziosa ed elegante solitudine.
Via via via.. Fino a quando ci è possibile, fino a quando due tracce di chissà chi passato chissà per dove ci trovano alla base di una baita metà pietra e metà legno e ci conducono lungo IL SENTIERO.

L’avventura è in quelle tracce, ci ha cercato, ci ha trovato, ci ha considerato all’altezza, pronti per lei e per ciò che vuole mostrarci. Ora ci porta con se, padrona, in una foresta di rovi; un sentiero strettissimo e profondamente ricoperto di neve, avvolto da una fitta mediterranea "savana".
Unica via di fuga e di discesa, un tunnel di rovi e rami intricatissimi, enormi arbusti che sembrano prendere vita ricurvando verso l’interno del sentiero stesso ed avvolgendo su se stessi.
Giusto lo spazio per passare o forse meno, in una straordinaria ed epica battaglia contro i rovi, tra frustate di rami e spine che graffiano dove e come possono.
La parte più selvaggia del Baldo ci sfida e gioca con noi, senza esagerare.

Poi, oltre la foresta di rovi, il bosco.
Silenzioso ed animato dalle sole tracce di chissà quanti e quali animali.
Il bianco a coprire ogni altro colore, il marrone ed il verde pini, i ciottoli grigi della strada.
Solo bianco e neve ovunque si volti lo sguardo.
L’ambiente circostante, la morbida pendenza e la poca velocità di questo tratto creano la sensazione di essere trainati più che di scivolare.
La quota lentamente si abbassa , la neve a terra diventa poca e le tavole digeriscono a fatica il brivido dei sassi sulla soletta e sulle lamine.

Avanti così fino all’ultimo bivio. Fino all’ultimo viottolo percorribile.
Ultimi metri d’avventura con il cuore in sospensione sopra un arancio tramonto gardesano.
I cinque sensi stimolati allo spasimo, tra profumi di resina e di verde nordico prima e mediterraneo poi. Sapore di neve.
Tatto e contatto fisico a volte dolce a volte troppo intenso con gli elementi.
Soffusi fruscii e sublimi silenzi seguiti dal rumore di arbusti involontariamente spezzati o dal sinistro grattare della tavola sui sassi.
Scure ombre e chiaroscuri tra luci accecanti e bagliori d’acqua sullo sfondo.

Immagini dell’Isola che non c’è per due Peter Pan del freeride.

A presto, Avventura.
L.

17 dicembre 2005

LA SALITA (10.12.2005)


Dopo molte uscite fatte assaporando la salita ma soprattutto la discesa, sabato scorso l'ascesa è stata in assoluto la protagonista principale.

Siamo partiti dal Rifugio Revolto (1340 mt.) alla base del Monte Carega (PreAlpi Venete-Monti Lessini) con una non ben precisa idea di dove saremmo arrivati. La salita si è fatta subito impegnativa in un piccolo sentiero ripido che porta sul camminamento principale. Lì siamo stati superati da uno sciatore-alpinista con pelli di foca ed a guardarlo scalare così spedito l'impressione era facesse la metà della nostra fatica (Sarà stato più allenato?!?).
Appena usciti dal sentiero nel bosco si è aperto davanti a noi uno spettacolo meraviglioso, una vallata stretta, colma di neve, con un sentiero obbligato sulla parte sinistra che seguiva l'andamento della montagna e che pareva non finire mai. Per fortuna il percorso era tracciato ed abbastanza battuto altrimenti sarebbe stato davvero impossibile risalire quella montagna ciaspe ai piedi con la tavola legata allo zaino e sballottata in continuazione dal vento;
Vento che per fortuna o sfortuna si è fatto vivo solo nell'ultimo tratto di salita, poco prima del Rifugio Scalorbi a 1767 mt.

Camminare in quel silenzio dorato, con davanti a te solo il bianco della montagna aiuta a rilassarti, a lasciare dietro di te i problemi dell'ufficio, a dimenticare che "domani è lunedì" (anche se era sabato). Ti porta ad elevarti ad un livello superiore rispetto al resto del mondo, ti porta a sentirti padrone di ciò che stai facendo anche se fatichi come un maiale perchè sai che poi, in fondo, c'è l'immensa soddisfazione di arrivare lassù. Superlativa.

Arriviamo allo Scalorbi dopo circa due ore di cammino, abbondantemente lontani dai tempi di risalita segnalati giù a valle (Non siamo poi molto allenati ed il peso sulle spalle a quel punto si fa sentire, eccome!) ... Ma in fondo chissenefrega!

Mettiamo la tavola ai piedi per prenderci un po’ di gloria vista la fatica fatta e surfiamo fino a Malga Campobrun su una neve un po’ ventata per poi rimetterci le ciaspe e rientrare sul sentiero principale.
Da lì ancora sulle tavole ridiscendiamo fino al Revolto dove troviamo l'amico Motosega ad aspettarci in compagnia di altri due alpinisti. Mangiamo un piatto di gnocchi e beviamo un rosso scambiandoci opinioni ed esperienze.

La salita... la cima… la discesa… quale sarà la parte migliore?
Oggi sicuramente ha vinto la salita.

Ciola

29 novembre 2005

BALDO. IL MONTE.


Un po’ Kilimangiaro e un po’ Fujiama, a due passi dal lago anzi sopra il lago e sopra la parte più stretta, ripida e rigogliosa. Imponente e davvero bello, il nostro BALDO.
Nostro come un luogo che sentiamo nostro, dove i proprietari non esistono e il termine nostro nasce da una sorta di appropriazione in parte geografica ed in parte campanilistica.
Nostro perché simile ad un giardino che vorremmo nostro: le rocce, la collina, il laghetto. Proprio un bel giardino.
Nostro perché abituati da sempre a vederlo, cercarlo come punto di riferimento all’orizzonte, un monte a cui dare del tu come fosse un vecchio amico.
Magari è quell’oretta scarsa da casa che ci porta a definirlo nostro o forse sono le facce della gente che ci guarda mentre lo scaliamo, oggi, ciaspole ai piedi, con quell’espressione da:
“Caro vieni a vedere, sono arrivati i proprietari” ..“Ciao ragazzi! Bentornati! Non vi si vedeva da un po’.. Finita l’estate Eh!? ”.
Nostro.
Macchè nostro!
Non si può appropriarsi di qualcosa di così grande, di così naturale, di così “di tutti”.
Il Baldo è là, sbeffeggiato e deriso dalle alpi, preso in giro da quelle rosse altezzose guglie dolomitiche che non ha e che non rimpiange.
Snobbato dagli sciatori che senza il “Superski” non si sentono all’altezza.
Ignorato da chi in lui ancora non vede un parco naturale, impegnato com’è a rilasciar permessi per imbrattarne la base di cemento.
Il Baldo è là e da lassù fa comunque spallucce fregandosene dei monti più a nord e degli stolti più a sud.
“Verde” di spirito come nessuno di loro, si fa coccolare dal Garda e da chi lo ammira, lo rispetta, lo ama.
Si fa salire con fatica. Si fa scendere con le carezze delle nostre tavole, su piste ancora non battute.
Nessun rumore alla partenza degli impiati, chiusi. Nessuna auto nel parcheggio.
Bianco ovunque, nelle nubi, nella neve e su ogni cosa attorno.
Un ambiente che incarna perfettamente il nostro spirito.
Oggi, 27.11.2005, dopo anni così avari di neve, sembra strano trovare tutto questo così vicino a casa.
La prima neve dell’inverno e le prime scie sono ovviamente dedicate a lui, al monte Baldo.
..E lui, sicuramente, le dedica a noi.

L.

23 novembre 2005

VITTORIA


Esattamente due settimane fa è nata Vittoria, mia figlia.
Da allora le mie ore di sonno sono drasticamente diminuite, le mie preoccupazioni sono leggermente aumentate, le priorità sono cambiate ma sto decisamente guadagnando in Emozioni.
Vederla mangiare, sorridere (più o meno), piangere e divincolarsi quando le fai il bagnetto è semplicemente meraviglioso. L'attesa di un figlio non è certo paragonabile all'attesa di questi giorni per le prime nevicate sull'arco alpino ma crea in me una smodata voglia di farle conoscere al più presto la poesia della montagna e della neve. A gennaio probabilmente salirà per la prima volta in quota (facciamo 1200/1400 Mt. per iniziare) e vedremo subito come se la caverà.
Le insegnerò a condurre la tavola con armonia, le insegnerò a camminare con le ciaspole ed ad usare sempre arva, pala e sonda nelle sue uscite in backcountry, le insegnerò che i cliff non sono poi cosi tanto una figata e che si può guadare un fiume anche con i softboots ma poi sarà lei e solo lei a capire cosa vuole dire amare la montagna e guadagnarsi il suo rispetto.

"Ho una voglia pazza di insegnarti l'arte del riding leggero e il rispetto per la montagna mentre sono sicuro che l'Essenza di tutto questo sarai in grado di carpirla da sola con la tua intelligenza."

Cresci in fretta piccola Vittoria che papà non vede l'ora di surfare con te...

U.M.

27 ottobre 2005

LIBERTA'


“Lo faccio per la libertà, per la sensazione del sentirla addosso”

Il nostro scrivere (Nemmeno poi tanto) su questo blog è destinato a noi, a nostro uso e consumo, per non dimenticare nemmeno tra vent’anni quello che abbiamo fatto, per non dimenticarne i particolari, le cose da raccontare e da raccontarci.
Qui possiamo mettere tutto quello che vogliamo. Una piccola scatola multimediale piena di ricordi legati ad un solo ed unico argomento, il freeride.
Il contatto estremo, totale, profondo con la natura ci riporta al titolo di questo post.
Rileggerci, riviverci anche e solo su questi 4 bite, ci aiuta a ricordare quanto siamo liberi lassù, lontano dai mille doveri e dai mille legami più o meno graditi del mondo a livello del mare(Lago?).
Solo un minipost, un inno alla libertà destinato a chi, per sbaglio per caso o per scelta, si dovesse imbattere in questo sito.
Oggi, tra le mille libertà violate dalle nebbie basso-gardesane, sentivo il dovere di scriverlo.
Inversamente metereopatico, come al solito.
L.

11 ottobre 2005

http://www.thesoulride.splinder.com/

"Io sono qui per la salita e per la discesa, non per la cima.
La meta è il cammino, lo penso davvero".
E. P.

..Per noi mortali questo è il periodo in cui la neve manca di più.
Seguiamo Emilio nella sua impresa, nell'attesa di poter ricominciare a vivere anche noi un po' di quel cammino.

08 settembre 2005

DIECI GIORNI


"Più sfoglio queste pagine e più ci invidio per quei dieci giorni l'anno in cui sublimiamo la percezione del mondo. Dieci giorni di sensazioni surreali, divine. In momenti come questo sono certo che l'aldilà, il paradiso, così com'è non possa essere all'altezza dei ricordi eterni di quei dieci giorni".

Un sms scritto leggendo in anteprima l'editoriale del più noto catalogo 2006 del mondo dello snowboard.. Lo scrivo anche qui, qui sta bene.


..Scrivo anche che il tizio allegro e gagliardo della foto 100 mt più avanti del click è rovinato in un buco sotto un pino??? Rido ancora...

- Fine estate, se continiuamo a soffrire i ricordi in questo modo non arriviamo a Novembre -
L.

05 settembre 2005

BLUE LINES.. EVOLVING

Rinfreschiamo la voglia di neve con alcune mappe della passata stagione.
Per di qui si va.. Per di qui si torna!


SEEFELD: La funivia del "Captain Speaking..", la scalata, gli strapiombi ed i bosci del giorno di riding più bello di sempre..

SESTOLA: La neve inconsistente(Champagne/Lambrusco Powder?!), la discesa senza tavola lungo la cordata, la paura..

LIVIGNO: Il "padrone di motoslitta" che non ci accompagna, la "Via Crucis" ciaspolando, il letto del fiume, "la spolveratona" e i 5 km a piedi per tornare all'appartamento.

07 luglio 2005

"NON RIAPRITE LA PANORAMA!"


"LETTERA APERTA ALL'AZIENDA TRASPORTI FUNICOLARI MALCESINE-MONTE BALDO SPA, AL COMUNE DI MALCESINE, AL QUOTIDIANO L'ARENA ED AI SOGGETTI INTERESSATI"

Tra le righe del più noto quotidiano di provincia(VR) è capitato di scorgere la notizia della possibile riapertura della sciovia Panorama.
Questo impianto, legato al comprensorio di Malcesine/Monte Baldo, è chiuso ormai da anni a causa dell'inadeguatezza della struttura, una chiusura che mai fu così gradita.
Ebbene sì, in controtendenza rispetto ad autorità, elettori e quant'altro noi siamo tra chi chiede di NON RIAPRIRE LA SCIOVIA PANORAMA.
Il Lago di Garda, ammirato dalla cima della nuova funivia, è infatti l'elemento fondamentale di un panorama straordinario, un piacere che riempie gli occhi ed il cuore, una vista davvero unica.
Il panorama da lassù porta ad esprimersi con aggettivi quali "incontaminato, puro, immenso" e l'orizzonte pare disturbato solamente da alcuni vecchi tralicci arrugginiti, romantico ricordo di un tempo in cui lo sci era capace di invadere qualunque spazio, di abbattere qualunque albero, di aprirsi qualunque strada.
Siamo fruitori di questa località da anni ma prima di ritenerci clienti ci consideriamo soprattutto alpinisti e persone in grado di interpretare la montagna nel senso più puro del termine.
Ciò che resta della vecchia pista Belvedere è oggi infatti a solo appannaggio di chi può apprezzarne i silenzi e l'immacolata copertura invernale.
Da quando è chiusa la sciovia panorama, quella discesa ha riservato momenti straordinari a chi è in grado di muoversi anche in neve fresca e sono proprio quei momenti che oggi ci obbligano a chiederne la NON RIAPERTURA.
Crediamo sia giusto resti così, libera, destinata a chi non intende trasferire sulla neve code e stress in attesa del fatidico gancio ma destinata a chi sogna ed immagina montagna e lago come luoghi degni di rispetto da apprezzare piuttosto con una passeggiata in neve fresca o in mezzo ai boschi.
Quella che chiediamo è una scelta in controtendenza ma sappiamo anche di non essere gli unici fruitori di questo comprensorio e siamo consapevoli di quanto quella pista possa attrarre "sciatori della domenica" e relative macchine fotografiche.
Certi che la nostra richiesta non verrà accolta, pur non condividendo il desiderio di ristrutturarla e riaprirla, vogliamo completare questa lettera aggiungendo la richiesta di guardare avanti, estendendo la bellezza della località anche a chi come noi, sempre più numerosi, preferisce gustarsela in neve fresca.
Se "l'edilizia e la riqualificazione" del luogo passeranno dunque per la ristrutturazione di questa vecchia sciovia chiediamo di NON PREPARARE LA PISTA BELVEDERE DOPO UNA NEVICATA.
Chiediamo di fare una scelta coraggiosa come quella già fatta da altre località (Campo Imperatore in primis), ovvero quella di lasciare la pista immacolata e ricoperta di morbida neve dopo un'abbondante nevicata; lasciarla così, a se stessa ed alle scie di "scialpinisti e freerider" almeno per qualche ora, fino a quando le tracce di tavole e sci non saranno così tante da renderla impraticabile e più piacevole se preparata e battuta.
Chiediamo di non battere la Belvedere nelle ore immediatamente successive ad una nevicata eleggendola a patrimonio di tutti gli utenti della montagna, sciatori della domenica e non, alpinisti e telemarkers, freeskiers e freeriders.Puntare sul contesto naturale in cui la "Belvedere" si sviluppa oltre a credere nella purezza del panorama e dell'ambiente baldense siamo certi sarebbe un successo e motiverebbe anche a chi come noi sceglie Malcesine e la Nuova Funivia per poter scendere lungo la Belvedere..
..Ma solo se pura ed immacolata com'è ora.

Luca Guidi, Umberto Mazzola ed il resto dei freerider nominati su questo blog (http://snza.blogspot.com/)

N.B.: Alleghiamo due collegamenti internet: il primo è un vecchio report di una fantastica giornata trascorsa scendendo il Baldo lungo il versante di Malcesine, il secondo è il collegamento alla lettera aperta sul tema medesimo promossa dal sito "thewhiteplanet" e rivolta a tutti gli operatori del settore..
http://snza.blogspot.com/2004_07_01_snza_archive.html
http://www.thewhiteplanet.it/lettera%20aperta/lettera_aperta.htm

24 marzo 2005

QUINTO ORIZZONTE


Una vecchia funivia da 12 posti, un trenino più vecchio di lei in un ambiente antiquato e romantico, questa è l'unica via d'accesso allo Seefelder Spitze.
Un picco di 2200 metri, una montagna imponente che da valle somiglia più ad una catena montuosa piuttosto che ad un'unica cima.
Un gigante di roccia a due lame, ripidissime e combacianti solo in "punta di lama".
Percorriamo la cresta a piedi, lungo una ferrata da alpinisti parzialmente coperta dalla neve, perennemente spazzata e disegnata dal vento.
Un metro più in là dei i nostri piedi è il nulla, la differenza tra pendio e precipizio è davvero difficile da distinguere ma è solo lassù che la montagna mostra i suoi cinque orizzonti.
Oltre il "nostro" versante, verso sud, invitanti quanto misteriose discese in una valle in cui il tempo sembra essersi fermato, pietrificato in uno stato di perenne glaciazione. Impraticabile.
Verso-Est l'arrivo della funivia ed un osservatorio costruito per poter ammirare quanto di meglio può offrire la natura a quelle quote.
Ad Ovest "Lo Spitze" e la sua croce posta sulla montagna simbolo di quei luoghi.
Il Nord invece riempie gli occhi: il paese, il lago, i boschi di pini imbiancati e neve a perdita d'occhio, fino a dove lo sguardo può arrivare.
Di per sé tutto questo è già straordinario ma l'Essenza è avvolta nel bianco del quinto orizzonte, l'ultimo, quello verticale.
Guardare giù rompe il fiato, fa sospirare.
Occhiate e sguardi complici prima di partire, poi una discesa in silenzio, nel rispetto dell'incredibile luogo che ci ospita.
Linee dipinte sfiorando il concetto di perfezione.
Due carezze velocissime fino a dove iniziano le asperità naturali, rocce, alberi.
Fermarsi e voltarsi un istante per riempire ancora gli occhi di quello che i muscoli non saprebbero descrivere.
Un ultimo momento per guardare lassù, dove iniziano i sogni del quinto orizzonte.
Luca
Luca, in onda..
Ciola, Riding..