04 dicembre 2007

KITE IN HYERES

Come tutte le partenze che si rispettano anche la nostra avviene in ritardo rispetto al programma di massima ma l'importante è arrivare!
Entriamo quindi in A4 a Peschiera D/G verso le 18.00 di venerdi 30 nov alla volta di Hyerès,alla guida Cesco-Mormaii,al suo fianco Cesco-Deng,nelle retrovie trovano spazio il Leo,il Teo ed il sottoscritto,ad aspettarci a Hyerès Denis che sta facendo l'Erasmus in uno dei posti più ventosi d'europa,pora stella!
Viaggiamo belli spediti e alle 24.00 circa siamo finalmente arrivati,Denis ci aspetta in un bar che assomiglia a dir poco ad un porcaio. Birra ovunque,vetri per terra,baci saffici a destra e a manca,parrucche per i clienti,Max (istruttore kite di Hyerès) unto come un bisonte che tiene la scena quasi da solo,fumo e tanto casino. Uno spettacolo insomma. Alle 4.20 siamo a letto dopo che il Teo (passato alla guida) ha preso una rotonda "non segnalata" solo ai 130 km/h!!! Si dorme nei F1,alberghi a 28 euro/camera diffusi su tutto il territorio francese,grande cosa per noi con le tasche bucate. Sveglia alle 10.00 con un mal di testa importante,spesa,meglio non dire quanti km abbiamo fatto in più, e via allo Spot.
Vento leggero alle 12.30,circa 7-9 nodi da Ovest ma dovrebbe salire dicono,ed infatti nel giro di 1 ora sale e si assesta tra i 12 e i 15 nodi. Via in acqua,2 orette discrete con qualche buco d'aria ma nel complesso non male,ah dimenticavo, 16 gradi!!!
Sabato sera cena in ristorante tipico francese molto gradito a Deng (BUFFALO GRILL) in compagnia del gruppo milanese capitanato da fabio,mauro e lauradj, poi a nanna che siamo cotti! Notte insonne grazie al cesco che russa come un trattore scarburato ma domenica le previsioni dicono ventone quindi va bene lo stesso. Colazione in centro a Hyerès,spesa al Casinò dall'amico del Teo e poi via allo spot.
Ci attende una piatta imbarazzante ma Denis dice che a 70 km da li ci sono già 20 nodi quindi aspettiamo. Dopo 1 oretta circa all'orizzonte compare una riga nero/bianca e nel giro di 5 minuti il vento arriva. Sono 20-25 nodi belli freschi da ovest che dopo neanche 1 ora diventano TRENTA.
Noi pesi leggeri (leo,teo ed io) dobbiamo mollare dopo un'ora di ottimo kite e qualche bel salto mentre Cesco continua, prima con la mia 9 e poi con la 7 di Denis. Il buon Deng fa registrare il salto più alto della sua carriera,il Geometra Teo assicura che era sui 10 mt,sti cazzi!
Denis in action con la 7!
Alle 16.30 sbaracchiamo e partiamo con una breve escursione a St. Tropez non voluta ma gradita per i colori del tramonto. Per la cena ci fermiamo ad Alassio a mangiare grazie al prezioso aiuto telematico della moglie del Teo che ci consiglia un ristorantino dove i camerieri ti trattano malissimo e ti fanculizzano anche (cesco si è preso della testa di cazzo),noi stiamo al gioco (per fortuna sapevamo che era cosi altrimenti scoppiava sicuramante un putiferio) e dopo una cena ottima ripartiamo per casa. Arrivo a Peshiera alle 24.00,stanchi ma davvero felici. Un week end fantastico grazie anche ai compagni di viaggio che sono stati meravigliosi,pieno di risate,pieno di moccoli e pieno di vento,da ripetere sicuramente al più presto.
Il motto di questa due giorni è stato: BUKKA-KE KAKE BUKKA-KE KAKE! HAHAHAH

Ciola

28 novembre 2007

SEPARAZIONE DEI BENI

Ovvero come "aprire" una Fish e creare una.... SPLISH!

Un progetto nato ormai un anno fa sta finalmente prendendo vita.

Conquistare la cima di una montagna per poi ridiscendere con la tavola ormai è il nostro chiodo fisso e dopo averlo fatto con le ciaspole ai piedi adesso siamo quasi pronti a farlo con un nuovo mezzo che potrebbe aiutarci non poco.

Una Splitboard "selfmade". Questa è l'idea
Le Splitboard sono tavole da snowboard componibili e scomponibili, in salita si usano come due sci muniti di pelli di foca e si riuniscono poi in fase di discesa per tornare nella loro natura di freerideboard.

Ovviamente in commercio sono reperibili vari modelli di serie (non molti a dire il vero) ma noi amanti della Fish abbiamo voluto fare uno step ulteriore, ovvero segare le nostre tavole ed adattarle grazie al Kit Voilè http://www.voile-usa.com/ per trasformare le nostre vecchie tavole in autentiche Splitboard (anzi delle SPLISH).

Ieri sera,dopo molti mesi di studio su forum americani e non, consigli da amici e non, prove di taglio con muletto (grazie Albi) abbiamo finalmente sezionato le nostre "amate".

L'operazione è stata realizata con una sega circolare da legno e non abbiamo trovato grossi impedimenti nel lavoro.

Ma andiamo con ordine e cominciamo con le foto...

Qui potete vedere le due tavole prima del taglio, al centro potete notare lo scotch di carta con sopra disegnata l'asse longitudinale della tavola per tagliarla dritta:

Con un trapano a colonna ho tolto un po’ di filetto dalle boccole 3d centrali per avere meno contrasto in fase di taglio:e


Uno sguardo preoccupato alla sega circolare (da legno) che dovrà tagliare le nostre "bimbe":


Con un flessibile e disco sottile incidiamo le lamine su nose e tail per avere entrata ed uscita liberi in fase di taglio:

e


Qui prendo le misure per il taglio,non vi dico il cuore quanto batteva:


PRONTI????
VIAAAAAAA!!!!!!!!!!

Sequenze del taglio:
e
Resistenza ed attrito sulle boccole visibile sul mio volto ma nessun problema, avanti senza fermarsi, scintille dappertutto e boccole che diventavano viola roventi ma.. NO PAURA!!:

e



Particolari delle boccole 3d sezionate:


Ecco le due versioni, intera e SPLITTATA, LA SPLISH prende forma... Un grazie a Udo (in maglia rossa), mio collega tedesco che praticamente ha un officina meccanica in casa e a Luca che oltre a filmare e scattare si è fidato di me per tagliare anche la sua tavola e mi sta seguendo in questo progetto.

Questo è solo l'inizio e il bello deve ancora arrivare ma il primo passo è stato fatto e tutto è andato secondo i piani. La prima operazione è stata quindi perfettamente eseguita.

Il prossimo passaggio sarà quello di impermeabilizzare il legno vivo con resina epossidica nell'attesa del Kit, Rampant e pelli (10 dicembre) per montare così gli attacchi ed andare FINALMENTE alla ricerca di quella "prima linea" a noi tanto cara.


Il video (se funzia): http://tinypic.com/player.php?v=72a76tf&s=1

Ciola

26 settembre 2007

17 luglio 2007

ROCKSTAR

Entro nel teatro alle 19.00. Solo, su un immenso palco immaginario creato dall'orizzonte.
Luci accese seppur per poco ancora, rosse e blu, come in un concerto rock anni '80.
Uno scrosciare di ochette a richiudersi su se stesse come l'applauso della folla, un suono più simile al batter di migliaia di mani proprio non potrei trovarlo.
Il "teatro" è gonfio, in movimento, ribolle.
Primi assoli a sinistra, sul lato esterno, poi a destra con tanto di saluto alla platea.
Mille stage diving su un pavimento d'acqua per un versante e di roccia da fondale basso per l'altro.
C'è anche lei, la mia Donna, a scattare dal palco mentre do il meglio di me tra mille esaltanti sensazioni.
Qualche stecca, in fondo quando è "live" ci scappa sempre, qualche riff troppo acuto, un medley rock per esaltarsi e un pezzo acustico e romantico al rientro.
Si va troppo in là, come nei concerti che durano fino a notte inoltrata, avanti fino agli ultimi bis, avanti fino a quando la bolina non basta e tocca rientrare a piedi lungo la riva.
Questa sera suono io e lo faccio nel teatro più vivo ed esaltante che si sia mai visto.
Sirmione ed il suo castello rendono magica l'atmosfera di un tramonto dietro la Valtenesi che va oltre ogni umana immaginazione.
I grandi teatri dalle nostre parti sono così, lussuosi palcoscenici che traboccano di storia.
Una sera sotto un unico grande riflettore, solo, o quasi.
Sensazioni da arena gremita con la pelle d'oca sotto la muta e una stretta allo stomaco che vorrei non mi abbandonasse mai.
Imbraccio la barra come Stone Gossard farebbe con una "Stratocaster".. salto, cado, mi rialzo, mi scateno.
La musica suona possente dentro di me con note profondamente e ruvidamente rock ed io per una sera mi prendo tutto il palco gridando a più non posso come un'autentica rockstar.

Luca

Soundtrack: Rearviewmirror-Given To Fly-YellowLedbetter (VS/Yeld/LostDogs - Pearl Jam)

25 giugno 2007

LA PRIMA VOLTA


Strana sensazione, quella.
Come camminare per la prima volta, quella però non la ricordo.
Come i primi venti metri in bicicletta, ricordo che batteva il cuore, forte, per la paura di cadere o forse era solo perchè era la prima volta e stavo imparando qualcosa di nuovo.
La prima volta a scuola, no, quella non mi è piaciuta. Troppa gente.
Il sovraffollamento è uno dei miei attuali pensieri più pesanti, meglio quando si è in pochi, c'è più spazio.
La prima volta, "quella" prima volta, forse le somiglia.
Esitazioni, ansia da prestazione e poi qualcosa di magico che ti stringe lo stomaco e ti toglie il respiro e così torno adolescente per un giorno, quel giorno, con la stessa voglia e lo stesso entusiasmo.
Mi è stato detto che in questo sport ogni giorno è una scoperta o un momento di crescita e che ogni giorno avrei imparato qualcosa di nuovo ed emozionante ma per ora mi sembra solo di aver vissuto per la prima volta; come avessi scelto "la pillola rossa" e mi avessero reso unplugged da tutto quanto conosciuto fino a ieri.
Scoprire un nuovo mondo da zero somiglia ad aprire gli occhi, per la prima volta.
Giovane a 32 anni, più giovane di quanto io sia mai stato.
Una prima volta immerso nel blu del lago, quello a nord, ben diverso dal piatto ed iperedificato sudgardesano.
Un ambiente panoramico, a tre dimensioni, e nella dimensione orizzontale del mio corpo scopro quella verticale dell'aquilone, mastodontico oggetto grande quanto una cucina o una camera da letto con cui confrontarsi.
Trasformare un pollo in un nibbio, anche questo è da prima volta ed insegnare a quel coso a volare docile ma deciso, potente ma leggero è davvero un'impresa.
Confrontarsi per la prima volta con nuove forze della natura, grandi, potenti, maestose, dominanti.
Scoprire il vento per la prima volta, non che non sapessi l'effetto che fa sui capelli o sulla pelle ma un conto è sentirlo e avvertirne la presenza ed un conto è domarlo: un toro, un cavallo imbizzarrito.
I primi giorni in acqua con il kite somigliano proprio ad un rodeo, davvero strapazzanti.
Un'altra nuova sensazione ed un altro elemento, ribelle e scorbutico più del maltempo a cui spesso è legato, più snob e imprevedibile della neve. Un elemento assolutamente aleatorio, almeno a queste latitudini: oggi c'è, domani no.
Il vento, meraviglioso proprio in quanto aleatorio, in quanto difficilmente calcolabile, meraviglioso in quanto raro.
Straordinarie sensazioni da prima volta che mi portano inesorabilmente alla prossima, quella in cui butterò di nuovo l'ala in power zone slegandomi da tutto il resto.
Un'altra volta vento e briglie sciolte, volando sull'acqua come un sasso, piatto, lanciato in uno stagno da una mano esperta.
Sono nato Kiter, a 32 anni.
Sono sempre stato Kiter, avevo solo bisogno di una prima volta per scoprirlo.

Luca

Soundtrack: Traffic in the sky (On and On - Jack Johnson)

15 maggio 2007

...FUSIONE...

Fusione di elementi,di passioni,di emozioni,di stati d’animo.
Sono nato velista a 8 anni ed ancora adesso la Vela è il mio sport,poi a 15 anni è arrivato lo Snowboard e allora i miei sport sono diventati due. Due sport per due stagioni,due sport con due mezzi su due territori opposti, due sport si, ma con un unico comune denominatore…l’Essenza dell’atto.
Adesso ho 30 anni e sto scoprendo la fusione. La fusione di questi due sport,la fusione del mio corpo con le mie passioni. Il vento, l’acqua (e di conseguenza la neve),la tavola,la vela e il lago,il Benaco. Fusione totale.
Sensazioni nuove ma che in fondo in fondo ricordano percezioni sempre presenti nel mio corpo,la surfata,la planata,la raffica di vento dipinta sull’acqua,le ochette,la bolina,la poppa,le strambate. Fusione totale.
Sono solo all’inizio è vero ma mi sono già bastate poche ore a contatto con questi elementi,i miei elementi, per una volta racchiusi insieme a farmi capire che il mio corpo è nato fluido (Emilio docet) e deve rimanere fluido.
Messner ha detto: “Cosa c’è di più legittimo dall’aspirare a vivere i propri sogni? Se l’immaginazione lavora,produce un’idea,concepisce un sogno nella mente,si prova naturalmente la necessità di passare all’ultima fase,quella della concretizzazione. Il successo procurerà un sentimento di felicità,di UNITà PERFETTA DELLE MENTE CON IL CORPO E CON IL COSMO”.
Ecco quello che voglio,quello che sento,sento il mio corpo unito perfettamente con la mia mente e il mio cosmo,sento i miei sogni liberi. Il mio cosmo è l’acqua,sotto forma liquida o solida poco importa,e la mia mente vola,anzi plana o surfa,fate voi,sto provando altre emozioni,sto fondendo le mie passioni,sono fluido per dio!

Ciola

08 aprile 2007

IMBROGLIARE IL TEMPO

La salita insegna a respirare, forte. La salita non lascia le sensazioni di un veloce pendio in neve fresca. La salita avvicina l'orizzonte e non lo lascia alle spalle, ti permette di guardarlo in faccia, di ammirarlo. Permette di scegliere il percorso, di cambiare direzione in tempi lunghi, permette di decidere dove andare senza l'obbligo di seguire la pendenza. La salita regala pensieri più lunghi, forse più profondi. La salita regala idee, nuove, per imbrogliare il tempo.
Il maledetto meteo di questo inverno ci ha lasciato pochi giorni di gloria, costellati da infortuni più o meno fastidiosi.
Dopo Livigno, ripetuta in condizioni quantomeno difficili (Rischio valanghe) e costellata da eventi mai capitati prima non siamo più riusciti a costruire altre avventure in quota.
L'ultima nevicata di stagione(12e13.03.2006) ha fortunatamente risvegliato la voglia di Baldo, la voglia di scoprire quanta neve è veramente caduta(Poca), la voglia di ritrovare quel vecchio amico che è il nostro monte e di studiare l'accesso al suo pendio più bello, il Costabella.
La neve non basterebbe mai alla discesa e così, scarponcini e bastoncini, saliamo verso i "Fiori del Baldo" senza tavole, snaturando la nostra natura di freerider.
Si chiacchera sul meteo, sulla preoccupazione di non poter più ripetere le discese lungo il monte.
Si chiacchera dei bollettini preoccupanti del WWF, di metereologi catastrofisti, di scienziati e studiosi del clima: "Niente più neve nel 2050", "Ogni inverno sarà simile o peggiore a questo".
La preoccupazione che ci ha accompagnatato lungo i mesi di dicembre e gennaio prende forma e per chi come noi trascorre 9 mesi l'anno aspettando l'inverno è forse più dura di una montagna da scalare.
Il monte intanto, salendo, svela il suo lato migliore. La vegetazione non è riuscita ad impadronirsi della parte più in quota e quindi gli ultimi 500 metri di dislivello sono ancora com'erano vent'anni or sono, quando qui si ammirava il panorama salendo su bidonvie e seggiovie monoposto e scendendo su piste battute.
I segni dei mutamenti climatici dell'ultimo ventennio sono ben chiari, l'impossibilità di conservare la neve a lungo sui pendii baldensi, l'imprevedibilità delle nevicate, la forte escursione termica non hanno dato sufficienti garanzie agli sciatori della domenica e così non esiste più un consorzio che si occupi di mantenere in funzione gli impianti durante il periodo invernale. Scelta comprensibile ma preoccupante per chi ama questo posto.
Ameno e lontano ma non troppo dall'ormai cementato bassolago sembra ora meta di invernale di pellegrinaggio per pochi intimi coraggiosi faticatori della montagna.
Mentre si sale, altre meditazioni sul clima e sul fatto che il freeride sia diventato ormai cosa rara, negli ultimi due anni non siamo riusciti a vivere questa passione per più di 5 o 6 giorni.
Pensieri slegati tra loro e in parte slegati dal posto in cui ci troviamo...
Intanto il panorama si svela, gli ultimi metri di salita sono battuti dal vento e regalano la vista di un uggioso Lago di Garda.
Questa vista spettacolare ci ricorda il perchè ci troviamo qui, in quota, in un pomeriggio qualunque....
Imbrogliare il tempo, fondamentalmente rincorriamo solo questo, a cavallo di passioni delle quali non riusciamo nemmeno a valutare l'importanza.
La ricerca dei brividi lungo la schiena, di emozioni forti e profonde.
Imbrogliare il tempo come imperativo, per cancellare i primi capelli bianchi o le prime rughe che iniziano a vedersi.
Imbrogliare il tempo, il clima, il caldo, l'estate, imbrogliare i nostri pensieri quotidiani, quelli legati agli obblighi ed ai doveri inderogabili del mondo in cui viviamo.
Imbrogliare il tempo per convincerci di aver vissuto davvero, per trovare un senso, per dire che vivere è fantastico.
La soluzione sta forse proprio nel panorama di oggi e in quella brezza intensa e fresca che sentiamo ogni volta in cui percorriamo in quota o a valle questo lato del Garda.
Da Malcesine a Torri... O Forse da Garda a Peschiera...
Magari da Sirmione con vista sul Castello...
Ricominciare daccapo come ragazzini, con nuove avventure, nuovi mondi da scoprire la più parte nascosti proprio nel panorama che ci offre oggi e ancora il nostro monte.
La soluzione al caldo soffocatore della nostra passione più grande è ancora lì, nel nostro lago.
Anche questo blog cambierà o forse è già cambiato, come il meteo e come i pendii innevati sempre più rari.
Ci è data un'altra occasione per imbrogliare il tempo, per non invecchiare di nostalgia per ciò che è stato, per non fermarci ai nostri racconti ormai "da caminetto".
Un'occasione per tornare adolescenti alla scoperta di un nuovo amore, perchè forse conosciamo un altro modo per "fermare l'orologio" e fregare l'inesorabile scorrere dei minuti.
Si scende, si torna a casa, qui a 2000 metri c'è ancora posto per noi a patto nevichi ancora, a valle invece, a filo d'acqua, forse c'è un'altra autentica miniera di emozioni.
Forse esiste un'altra fonte per quegli attimi di eterno che per quanto ci sforziamo, non riusciremo mai a descrivere fino in fondo.
Discesa di trotto, lungo ciottoli e nevischio leggero. Ad ogni passo la mente vola a ciò che ci aspetta, al caldo dell'estate e soprattutto al vento che, fortuna, qui non manca mai.
A presto.
Luca

20 marzo 2007



Si saleeeeeee...domani pomeriggio Costabella (in alto a dx nella foto) con ciaspe per dare l'addio ad un inverno sicuramente non tra i migliori ma ricco comunque di emozioni.

18 gennaio 2007

LISKA VALLEY (05.01.2007)

Ore 03.00 di Martedì 2 gennaio, Livigno, Sondrio, Italia…inizia a nevicare.
Ore 08.00 di Mercoledì 3 gennaio, Livigno, Sondrio, Italia…smette di nevicare, ma ricomincia alle 12.00 e termina a notte inoltrata...
29 ore di neve no-stop, non copiosa ma importante, fondamentale, bianca.

Sveglia alle 7.00 per essere i primi lassù. Un giovine in motoslitta ci porta in quota dal Passo d'Eira ma poi deve rinunciare alla vetta perché un traverso ventato sarebbe troppo rischioso per la moto. Allora, ciaspe ai piedi, decidiamo di fare da soli e un'oretta di cammino ci porta in vetta al monte Crapene.
Paesaggio fantastico, neve un po’ ventata ma fresca e nessun pericolo valanghe.
Giù come i missili disegniamo curve larghe e spolveriamo il paesaggio intonso come umili servi del dio powder.
Si entra nel bosco, ricomincia a nevicare, sembra la scena iniziale di White Balance, bianco dappertutto, su giù destra sinistra.. dentro!!
Nevica ancora fino a sera, domani sarà un altro giorno importante, il Giorno.

Sveglia ore 7.00, saliamo su un altro itinerario consigliatoci da Max (Local incontrato nel pomeriggio che nonostante gli insulti dei suoi amici ci indica un versante poco conosciuto e da lui ribattezzato Liska Valley).
Grazie al vento frontale della notte gli accumuli arrivano a 70-90 cm, polvere leggera e quasi impalpabile.
La pendenza in alcuni punti è decisamente impegnativa ma il mezzo ai nostri piedi (Fish 156) ci permette velocità e reattività pazzesche, mai così necessarie come in questo ambiente.
Dopo due discese da soli (Luca&Ciola) a mezzogiorno ci raggiunge Max con ai piedi la sua Fish 160.
In altre due discese ci fa scoprire il meglio della Liska Valley facendoci vivere pendenze da brivido, angoli che smussano la differenza tra pendio e tuffo nel vuoto.
Si parte a gambe dure, con quella pendenza devi concentrarti al massimo e non rischiare nemmeno una caduta, le conseguenze sarebbero rovinose.
Potremmo disegnare i cambi di pendenza su un foglio di carta e rifarli uguali. Sono impressi dentro di noi, non se ne andranno.
Gli alberi del bosco sono alti ma radi e invogliano a correre qualche rischio e così le curve si chiudono a pochi centimetri dai fusti e dai rami più bassi, vicino, vicinissimo, fino a percepirne l’odore di resina.
Alberi alti, quasi sequoie, e quando si è “in volo” sembrano muoversi, animati, come gli “Ent” del Signore degli Anelli. Oggi il bosco non lotta e ci fa spazio, oggi in quella valle tutto sembra lì per noi, per servirci.
Silenzio assoluto, velocità inaudita e curve che alzano muri di neve.
L'adrenalina rimbomba.
Non sentivamo quel “rumore” dentro di noi da oltre 8 mesi e la sensazione la conosciamo bene, una miscela esplosiva di leggerezza e onnipotenza. Nitroglicerina per le endorfine e per i nostri ricettori del piacere.
I sorrisi incrociano tra la polvere alzata da chi ci precedeva e sono loro, i sorrisi, gli unici testimoni di quello che abbiamo vissuto.
Certi giorni non si dimenticano, giorni come questo lasciano dentro una sensazione di vittoria che non ha eguali, non spiegabile a parole.
Livigno, il Monte Crapene e la Liska-valley ci hanno regalato tanto.
Noi, sportivamente, abbiamo messo lassù il meglio di noi stessi: passione, fatica, sudore, gioia, sogni…

Ciola.
Luca.

11 novembre 2006

...CHE L'INVERNO COMINCI!




Solo una foto e un link (FREE.RIDER NOV.2005) che rimanda all'editoriale dell'unica rivista di settore.
Nessuna forma pubblicitaria(Non sia mai!), solo un rito propiziatorio, una danza della neve, una canzone non in rima scritta da altri per sbiancare i nostri animi, nell'attesa della prima perturbazione.

...Che cominci e che sia vero. Bianco a perdita d'occhio.
Bianco come in quella foto del primo vero giorno dello scorso inverno.
Bianco come le nostre bianchissime infinite utopie.

19 giugno 2006

RESPECT THE LOCALS


Una scritta su una maglietta e torna la voglia di scrivere, dopo mesi.
La stagione non era finita con “Il giorno dopo” (Seefeld 18.02.2006 e Malcesine 02.03.2006) e questo slogan da spiagge di Honolulu calza a pennello per un nuovo post.
Torno dopo parecchio tempo a parlar del Baldo e del termine “nostro” per replicare anche se un po’ in ritardo a chi, senza capire il momento di emozione e l’eccitazione ancora in circolo ma rispettando le regole di qualunque blog, ha replicato.
In questo blog la sintassi è forse elementare e le parole sono forse scritte in fretta e a caldo (Per non perderne le sensazioni), inoltre caro anonimous, come dici tu "non sappiamo probabilmente nulla degli altri" ma nonostante ciò vorrei comunque chiarire alcuni concetti e parlarti ancora un po’ di noi e di lui, del Baldo.
Noi siamo quelli del posto (Quasi!) o, come amano definirsi i surfisti, noi siamo i locals.
Siamo quelli della prima corsa del mattino solo perché la notte non ce ne sono.
Siamo quelli della baita abbandonata e del giardino di fronte, così belli che pur di affacciarci “alla staccionata” vi lasciamo anche la prima traccia sotto i piloni.
Quelli del tunnel di rovi percorso nel suo stato migliore, percorso nuovamente con troppa neve ed ancora attraversato quando bollito dal caldo.
Sempre noi, quelli della panchina, vista con e senza neve, perché sul monte i locals ci vanno anche quando la neve non c’è, a piedi.
Noi, quelli alla “Mordi-roccia”, quelli dalle “mani grandi e forti” che a nulla valgono quando il fitto dei rovi, la profondità della neve e la fatica raggiungono il loro apice.
Ancora noi, quelli che oltre l’ultimo ostacolo, la rete dismessa, vanno ancora avanti per poi rimproverarsi il fatto di non essersi fermati prima.
Locals perché quello che era un blog sul freeride somiglia sempre più ad un osanna ad una sola montagna e se cominciamo a considerarci di casa è in fondo anche per questo, perché ne parliamo tanto quanto parliamo di casa nostra.
Locals perché siamo gli unici ad aver tentato qualcosa pur di lasciare inalterato il tuo ed il nostro panorama, per lasciare che anche tu (Che replichi) possa scendere ancora per la Belvedere ad incrociare le nostre tracce. Poco, è vero, una lettera non è gran cosa, ma rispetto a chi replica e non sa nemmeno di cosa stiamo parlando è già un abisso.
Locals perché insieme ad altri sosteniamo il progetto del parco naturale/regionale del Baldo nella speranza che quel panorama non venga MAI PIU’ toccato da nessuno.
Rispetto per noi e poi rispetto per il momento, per estendere il termine Locals a qualcosa di ben più grande del solo Baldo.
Un momento dove di questo posto, Il Baldo, è importante anche e soprattutto la bandiera.
Sulla carta patinata non si parla che di Alaska, Caucaso, Lake Tahoe, Utah, Argentina e di un sacco d’altre chimere d’Oltralpe (Ahi ahi Emilio..) mentre noi non dimentichiamo mai che la terra promessa è qui, vestita al tricolore e coperta per cinque mesi l’anno da uno straordinario manto d’oro bianco.
Sepolti come siamo da turisti che considerano il Baldo poco più di una terrazza per gustarsi il panorama questo vuole essere un inno ai locals, noi e non solo noi, ed uno alla nostra terra, alle nostre radici gardesane e baldensi.
Forse avrei trovato parole migliori in un adrenalinico giorno post-riding ma considerato il caldo e la stagione va bene anche così.
..E allora rispetto e viva la bandiera.
Quella là, ovviamente.

L.

30 maggio 2006


- : Cosa cerchi di dirmi? Che posso schivare le pallottole?
- : No. Cerco solo di dirti che quando sarai pronto non ne avrai bisogno.

MORPHEUS, spiegando "Struttura" - MATRIX -

18 maggio 2006

"Cosa c'è di più legittimo dall'aspirare a vivere i propri sogni?
Se l'immaginazione lavora,produce un'idea,concepisce un sogno nella mente,si prova naturalmente la necessità di passare all'ultima fase,quella della concretizzazione.
Il successo procurerà un sentimento di felicità,di unità perfetta della mente con il corpo e con il cosmo."

Reinhold Messner

09 gennaio 2006

IL GIORNO DOPO


Il giorno dopo aver tracciato il versante del Baldo vista lago non E' un giorno normale.
Il giorno dopo aver surfato attraverso "tubi" di rovi con fresca in abbondanza da permetterti evoluzioni da surf da onda non PUO' essere un giorno normale.
Il giorno dopo esserti sentito padrone incontrastato della montagna, del tuo mezzo e del tuo fisico non mi sembra vero SIA un giorno normale.
Il giorno dopo esserti tuffato nella discesa più bella mai fatta, dopo aver sentito le emozioni sfuggirti di mano, dopo aver quasi pianto per l'emozione alzando lo sguardo all'orizzonte VOGLIO CHE DIVENTI UN GIORNO NORMALE!

Siamo in attesa parta la seggiovia Prà Alpesina ed intorno a noi ci sono praticamente solo ragazzi con la tavola ai piedi (una decina). Le piste non sono state battute e fremono per surfare un pò di quella neve fresca. Si scambiano battute sul "muro" da evitare perchè ognuno di loro in realtà vuol essere il primo a sverginarlo. Luca ed io ci guardiamo. Siamo gli ultimi della fila e siamo felici. Felici perchè nessuno di questi ragazzi (non me ne vogliano) sogna, nessuno di questi ragazzi vive il rapporto Baldo/Garda come lo viviamo noi, nessuno cerca Emozioni con la E volutamente maiuscola. Egoisticamente godo, ma spero che anche loro, un giorno, scoprano l'Essenza.

Siamo pronti per il tuffo. Sono 1500 mt di dislivello da affrontare e l'adrenalina scorre a fiumi.
Di solito quando surfo non penso a nulla, mi rilasso, lascio che la tavola galleggi e che la mia mente si liberi completamente. Qui non ci riesco. Qui surfo verso il Benaco (Lago di Garda per i meno saputi), altro che Lake Tahoe (con tutto il rispetto) cazzo!
Questo è il mio lago e oggi posso dire che questa è anche la mia montagna. Che coppia!
Si arriva fino a San Michele (1° troncone) con la tavola ai piedi e non sembra vero, ci fosse stata ancora un pò di neve saremmo arrivati davvero a tuffarci nel Lago.

Ogni curva è una scarica elettrica, un'immensa dose di potenza che mi entra in corpo e mi fa volare. In questa discesa raggiungo lo stato fluido di cui tanto ho sentito narrare ed oggi finalmente so cos'è!

Sono un tutt’uno con la tavola, la neve e l'acqua davanti a me, sono uno e trino allo stesso tempo.
Oggi non mi ferma nessuno, nemmeno una lamina spezzata.

Ciola

AVVENTURA (29.12.2005)

Il monte. Una montagna.
Da cima a fondo. Da sopra a sotto. Da nord a sud.
Da 1900 a 500 direbbero i saputi ..E 1400 di dislivello sono tanti, saprebbero i saputi.
Quattro panorami e nessun confine.
La vetta. La neve. Il lago. Il bosco.
Tutto e tutti in un volta, come in una cartolina senza bordo, come in un immenso dipinto trompe l’oeil.

Le scie diranno “due artisti” mentre il castello di laggiù suggerirà “due cavalieri”.
Io, noi, questa volta preferiamo definirci due “Avventurieri”.

Nei sogni di bambino, in quelli in cu arrampichi sugli alberi o ti lanci in furoreggianti scorribande in bicicletta vivi Avventura a quell’età non la cerchi, è lei a trovarti.
Forse, a distanza di anni ed ancora una volta… Ci ha trovato lei.
Un pendio immacolato, una lingua di terra rubata al bosco e non battuta da oltre un decennio.
Due linee come meglio riuscirebbero solo ad un impressionista su una tela, veloci, istintive, volutamente imprecise. Silenziosa ed elegante solitudine.
Via via via.. Fino a quando ci è possibile, fino a quando due tracce di chissà chi passato chissà per dove ci trovano alla base di una baita metà pietra e metà legno e ci conducono lungo IL SENTIERO.

L’avventura è in quelle tracce, ci ha cercato, ci ha trovato, ci ha considerato all’altezza, pronti per lei e per ciò che vuole mostrarci. Ora ci porta con se, padrona, in una foresta di rovi; un sentiero strettissimo e profondamente ricoperto di neve, avvolto da una fitta mediterranea "savana".
Unica via di fuga e di discesa, un tunnel di rovi e rami intricatissimi, enormi arbusti che sembrano prendere vita ricurvando verso l’interno del sentiero stesso ed avvolgendo su se stessi.
Giusto lo spazio per passare o forse meno, in una straordinaria ed epica battaglia contro i rovi, tra frustate di rami e spine che graffiano dove e come possono.
La parte più selvaggia del Baldo ci sfida e gioca con noi, senza esagerare.

Poi, oltre la foresta di rovi, il bosco.
Silenzioso ed animato dalle sole tracce di chissà quanti e quali animali.
Il bianco a coprire ogni altro colore, il marrone ed il verde pini, i ciottoli grigi della strada.
Solo bianco e neve ovunque si volti lo sguardo.
L’ambiente circostante, la morbida pendenza e la poca velocità di questo tratto creano la sensazione di essere trainati più che di scivolare.
La quota lentamente si abbassa , la neve a terra diventa poca e le tavole digeriscono a fatica il brivido dei sassi sulla soletta e sulle lamine.

Avanti così fino all’ultimo bivio. Fino all’ultimo viottolo percorribile.
Ultimi metri d’avventura con il cuore in sospensione sopra un arancio tramonto gardesano.
I cinque sensi stimolati allo spasimo, tra profumi di resina e di verde nordico prima e mediterraneo poi. Sapore di neve.
Tatto e contatto fisico a volte dolce a volte troppo intenso con gli elementi.
Soffusi fruscii e sublimi silenzi seguiti dal rumore di arbusti involontariamente spezzati o dal sinistro grattare della tavola sui sassi.
Scure ombre e chiaroscuri tra luci accecanti e bagliori d’acqua sullo sfondo.

Immagini dell’Isola che non c’è per due Peter Pan del freeride.

A presto, Avventura.
L.

17 dicembre 2005

LA SALITA (10.12.2005)


Dopo molte uscite fatte assaporando la salita ma soprattutto la discesa, sabato scorso l'ascesa è stata in assoluto la protagonista principale.

Siamo partiti dal Rifugio Revolto (1340 mt.) alla base del Monte Carega (PreAlpi Venete-Monti Lessini) con una non ben precisa idea di dove saremmo arrivati. La salita si è fatta subito impegnativa in un piccolo sentiero ripido che porta sul camminamento principale. Lì siamo stati superati da uno sciatore-alpinista con pelli di foca ed a guardarlo scalare così spedito l'impressione era facesse la metà della nostra fatica (Sarà stato più allenato?!?).
Appena usciti dal sentiero nel bosco si è aperto davanti a noi uno spettacolo meraviglioso, una vallata stretta, colma di neve, con un sentiero obbligato sulla parte sinistra che seguiva l'andamento della montagna e che pareva non finire mai. Per fortuna il percorso era tracciato ed abbastanza battuto altrimenti sarebbe stato davvero impossibile risalire quella montagna ciaspe ai piedi con la tavola legata allo zaino e sballottata in continuazione dal vento;
Vento che per fortuna o sfortuna si è fatto vivo solo nell'ultimo tratto di salita, poco prima del Rifugio Scalorbi a 1767 mt.

Camminare in quel silenzio dorato, con davanti a te solo il bianco della montagna aiuta a rilassarti, a lasciare dietro di te i problemi dell'ufficio, a dimenticare che "domani è lunedì" (anche se era sabato). Ti porta ad elevarti ad un livello superiore rispetto al resto del mondo, ti porta a sentirti padrone di ciò che stai facendo anche se fatichi come un maiale perchè sai che poi, in fondo, c'è l'immensa soddisfazione di arrivare lassù. Superlativa.

Arriviamo allo Scalorbi dopo circa due ore di cammino, abbondantemente lontani dai tempi di risalita segnalati giù a valle (Non siamo poi molto allenati ed il peso sulle spalle a quel punto si fa sentire, eccome!) ... Ma in fondo chissenefrega!

Mettiamo la tavola ai piedi per prenderci un po’ di gloria vista la fatica fatta e surfiamo fino a Malga Campobrun su una neve un po’ ventata per poi rimetterci le ciaspe e rientrare sul sentiero principale.
Da lì ancora sulle tavole ridiscendiamo fino al Revolto dove troviamo l'amico Motosega ad aspettarci in compagnia di altri due alpinisti. Mangiamo un piatto di gnocchi e beviamo un rosso scambiandoci opinioni ed esperienze.

La salita... la cima… la discesa… quale sarà la parte migliore?
Oggi sicuramente ha vinto la salita.

Ciola