08 settembre 2005

DIECI GIORNI


"Più sfoglio queste pagine e più ci invidio per quei dieci giorni l'anno in cui sublimiamo la percezione del mondo. Dieci giorni di sensazioni surreali, divine. In momenti come questo sono certo che l'aldilà, il paradiso, così com'è non possa essere all'altezza dei ricordi eterni di quei dieci giorni".

Un sms scritto leggendo in anteprima l'editoriale del più noto catalogo 2006 del mondo dello snowboard.. Lo scrivo anche qui, qui sta bene.


..Scrivo anche che il tizio allegro e gagliardo della foto 100 mt più avanti del click è rovinato in un buco sotto un pino??? Rido ancora...

- Fine estate, se continiuamo a soffrire i ricordi in questo modo non arriviamo a Novembre -
L.

05 settembre 2005

BLUE LINES.. EVOLVING

Rinfreschiamo la voglia di neve con alcune mappe della passata stagione.
Per di qui si va.. Per di qui si torna!


SEEFELD: La funivia del "Captain Speaking..", la scalata, gli strapiombi ed i bosci del giorno di riding più bello di sempre..

SESTOLA: La neve inconsistente(Champagne/Lambrusco Powder?!), la discesa senza tavola lungo la cordata, la paura..

LIVIGNO: Il "padrone di motoslitta" che non ci accompagna, la "Via Crucis" ciaspolando, il letto del fiume, "la spolveratona" e i 5 km a piedi per tornare all'appartamento.

07 luglio 2005

"NON RIAPRITE LA PANORAMA!"


"LETTERA APERTA ALL'AZIENDA TRASPORTI FUNICOLARI MALCESINE-MONTE BALDO SPA, AL COMUNE DI MALCESINE, AL QUOTIDIANO L'ARENA ED AI SOGGETTI INTERESSATI"

Tra le righe del più noto quotidiano di provincia(VR) è capitato di scorgere la notizia della possibile riapertura della sciovia Panorama.
Questo impianto, legato al comprensorio di Malcesine/Monte Baldo, è chiuso ormai da anni a causa dell'inadeguatezza della struttura, una chiusura che mai fu così gradita.
Ebbene sì, in controtendenza rispetto ad autorità, elettori e quant'altro noi siamo tra chi chiede di NON RIAPRIRE LA SCIOVIA PANORAMA.
Il Lago di Garda, ammirato dalla cima della nuova funivia, è infatti l'elemento fondamentale di un panorama straordinario, un piacere che riempie gli occhi ed il cuore, una vista davvero unica.
Il panorama da lassù porta ad esprimersi con aggettivi quali "incontaminato, puro, immenso" e l'orizzonte pare disturbato solamente da alcuni vecchi tralicci arrugginiti, romantico ricordo di un tempo in cui lo sci era capace di invadere qualunque spazio, di abbattere qualunque albero, di aprirsi qualunque strada.
Siamo fruitori di questa località da anni ma prima di ritenerci clienti ci consideriamo soprattutto alpinisti e persone in grado di interpretare la montagna nel senso più puro del termine.
Ciò che resta della vecchia pista Belvedere è oggi infatti a solo appannaggio di chi può apprezzarne i silenzi e l'immacolata copertura invernale.
Da quando è chiusa la sciovia panorama, quella discesa ha riservato momenti straordinari a chi è in grado di muoversi anche in neve fresca e sono proprio quei momenti che oggi ci obbligano a chiederne la NON RIAPERTURA.
Crediamo sia giusto resti così, libera, destinata a chi non intende trasferire sulla neve code e stress in attesa del fatidico gancio ma destinata a chi sogna ed immagina montagna e lago come luoghi degni di rispetto da apprezzare piuttosto con una passeggiata in neve fresca o in mezzo ai boschi.
Quella che chiediamo è una scelta in controtendenza ma sappiamo anche di non essere gli unici fruitori di questo comprensorio e siamo consapevoli di quanto quella pista possa attrarre "sciatori della domenica" e relative macchine fotografiche.
Certi che la nostra richiesta non verrà accolta, pur non condividendo il desiderio di ristrutturarla e riaprirla, vogliamo completare questa lettera aggiungendo la richiesta di guardare avanti, estendendo la bellezza della località anche a chi come noi, sempre più numerosi, preferisce gustarsela in neve fresca.
Se "l'edilizia e la riqualificazione" del luogo passeranno dunque per la ristrutturazione di questa vecchia sciovia chiediamo di NON PREPARARE LA PISTA BELVEDERE DOPO UNA NEVICATA.
Chiediamo di fare una scelta coraggiosa come quella già fatta da altre località (Campo Imperatore in primis), ovvero quella di lasciare la pista immacolata e ricoperta di morbida neve dopo un'abbondante nevicata; lasciarla così, a se stessa ed alle scie di "scialpinisti e freerider" almeno per qualche ora, fino a quando le tracce di tavole e sci non saranno così tante da renderla impraticabile e più piacevole se preparata e battuta.
Chiediamo di non battere la Belvedere nelle ore immediatamente successive ad una nevicata eleggendola a patrimonio di tutti gli utenti della montagna, sciatori della domenica e non, alpinisti e telemarkers, freeskiers e freeriders.Puntare sul contesto naturale in cui la "Belvedere" si sviluppa oltre a credere nella purezza del panorama e dell'ambiente baldense siamo certi sarebbe un successo e motiverebbe anche a chi come noi sceglie Malcesine e la Nuova Funivia per poter scendere lungo la Belvedere..
..Ma solo se pura ed immacolata com'è ora.

Luca Guidi, Umberto Mazzola ed il resto dei freerider nominati su questo blog (http://snza.blogspot.com/)

N.B.: Alleghiamo due collegamenti internet: il primo è un vecchio report di una fantastica giornata trascorsa scendendo il Baldo lungo il versante di Malcesine, il secondo è il collegamento alla lettera aperta sul tema medesimo promossa dal sito "thewhiteplanet" e rivolta a tutti gli operatori del settore..
http://snza.blogspot.com/2004_07_01_snza_archive.html
http://www.thewhiteplanet.it/lettera%20aperta/lettera_aperta.htm

24 marzo 2005

QUINTO ORIZZONTE


Una vecchia funivia da 12 posti, un trenino più vecchio di lei in un ambiente antiquato e romantico, questa è l'unica via d'accesso allo Seefelder Spitze.
Un picco di 2200 metri, una montagna imponente che da valle somiglia più ad una catena montuosa piuttosto che ad un'unica cima.
Un gigante di roccia a due lame, ripidissime e combacianti solo in "punta di lama".
Percorriamo la cresta a piedi, lungo una ferrata da alpinisti parzialmente coperta dalla neve, perennemente spazzata e disegnata dal vento.
Un metro più in là dei i nostri piedi è il nulla, la differenza tra pendio e precipizio è davvero difficile da distinguere ma è solo lassù che la montagna mostra i suoi cinque orizzonti.
Oltre il "nostro" versante, verso sud, invitanti quanto misteriose discese in una valle in cui il tempo sembra essersi fermato, pietrificato in uno stato di perenne glaciazione. Impraticabile.
Verso-Est l'arrivo della funivia ed un osservatorio costruito per poter ammirare quanto di meglio può offrire la natura a quelle quote.
Ad Ovest "Lo Spitze" e la sua croce posta sulla montagna simbolo di quei luoghi.
Il Nord invece riempie gli occhi: il paese, il lago, i boschi di pini imbiancati e neve a perdita d'occhio, fino a dove lo sguardo può arrivare.
Di per sé tutto questo è già straordinario ma l'Essenza è avvolta nel bianco del quinto orizzonte, l'ultimo, quello verticale.
Guardare giù rompe il fiato, fa sospirare.
Occhiate e sguardi complici prima di partire, poi una discesa in silenzio, nel rispetto dell'incredibile luogo che ci ospita.
Linee dipinte sfiorando il concetto di perfezione.
Due carezze velocissime fino a dove iniziano le asperità naturali, rocce, alberi.
Fermarsi e voltarsi un istante per riempire ancora gli occhi di quello che i muscoli non saprebbero descrivere.
Un ultimo momento per guardare lassù, dove iniziano i sogni del quinto orizzonte.
Luca
Luca, in onda..
Ciola, Riding..
Ciola, Surf-Style...
Luca, lungo il "Quinto Orizzonte"..

SEEFELD - 06.02.2005


La sveglia suona alle 06.15. Mi vesto in fretta, mangio un biscotto e salgo in macchina, destinazione Seefeld, AT.
E' la prima volta che andiamo in questo posto attirati dalle web-cam dei giorni scorsi e dalle copiose nevicate che hanno colpito tutta l'Austria nelle ultime settimane.
Appena passato il Brennero il panorama si tinge di bianco, quel bianco che ci sveglia dal torpore del verde della A22, quel bianco che ripaga della levataccia.
Arriviamo a Seefeld verso le 09.45, Pesci sotto braccio, zaino in spalle e saliamo sul famoso trenino a cremagliera che Luca tanto bramava prendere. Appena smontiamo dal trenino atterra un elicottero proprio davanti a noi per portare uno sfortunato snowboarder all'ospedale, pare niente di grave.. si muove.. ma quell'elicottero giallo, il rumore delle pale, la neve che ti esplode in faccia quando riparte.. quella scena mi fa pensare ai surfers che saltano giù dall'elicottero invece di salirci e in noi cresce la voglia di powder. L'elicottero si allontana e all'orizzonte vediamo un crinale da paura, arrivarci sarà dura ma dobbiamo provarci.
Prendiamo una funivia da 12 posti che ci porta a 2000 mt. E' li che inizia l'avventura. Iniziamo a camminare, la neve è spazzolata dal vento e non si affonda neanche troppo. Dopo quasi mezz'ora di cammino incominciano i primi dubbi, sulla nostra destra c'è un pendio mai visto, molto ripido, intriso di neve ed ignoriamo completamente cosa ci sia in fondo a quella valle, sulla nostra destra invece c'è un pendio che pare molto più duro, la neve è corposa ma l'impressione è quella di camminare su di una sbarra e di non poter sbagliare alcun passo. Siamo costretti a camminare lì, tutti storti, sforzando la gamba sinistra fino allo stremo anche perché la paura di scivolare è tanta. Incontriamo un sciatore alpinista, parla molto male l'inglese ma lo stesso gli chiediamo come sono le condizioni della neve sul crinale che abbiamo intenzione di raggiungere. Si spiega male, quello che esce dalla sua bocca fondamentalmente è un : "I do not". Grazie mister ma noi decidiamo di andare avanti lo stesso e di valutare sul luogo le condizioni della neve. Gli ultimi 50 metri sembrano infiniti ma finalmente arriviamo in vetta. Panorama da cartolina, la neve pare buona, beviamo un goccio d'acqua e mangiamo della cioccolata. Ci prepariamo a scendere, ci ripromettiamo di non urlare, di non svegliare la montagna.
Le prime curve sono uniche, la neve è bellissima e il silenzio svuota la mente, ho la pelle d'oca anche sotto i piedi e mi sento il Re del mondo. Dopo qualche curva mi guardo indietro, ho bisogno di un contatto visivo con Luca per condividere l'eccitazione, ci si guarda.. Non urliamo ma ci passiamo adrenalina solo con lo sguardo e ridiamo!! Siamo felici, decisamente felici e liberi! Ancora giù, ancora curve, grandi spolverate e poi dentro un canalone stretto circondato da rocce imponenti ma oggi la paura l'abbiamo lasciata là in cima, dopo esserci guardati negli occhi prima di partire e dopo quel momento solo rispetto per la montagna, massima attenzione ad ogni metro ma paura NO!
Finora queste cose le avevo viste solo su qualche DVD ma adesso finalmente so cosa si prova a fare del puro freeride partendo dalla cima di una montagna. Questa è la vita!
Grazie SEEFELDER SPITZE.
Ciola
Ciola e la neve dei boschi dell'Haermelekopf..

01 febbraio 2005

MYSTICAL LINES


Manca qualcosa. Oggi è martedì, sono già passati due giorni e con loro se ne sono andati i dolori di una giornata vissuta oltre le righe. Insisto, manca qualcosa.
Il cuore è ancora troppo pieno della domenica vissuta fuoripista, nel senso più ampio e più bianco del termine.
La località, Sestola, non si presta a nessun tipo di divagazione Backcountry. Non c'è spazio nei boschi, non c'è un solo lato scoperto dagli alberi che sia più lungo di 20 metri.
Un'eccezione, quella seggiovia a Montecreto.
La pianura a monte ci obbliga a camminare nella neve alta fino all'inguine.
Camminare tra fatiche immense, costeggiando il bosco nella speranza che i rami abbiano impedito l'enorme accumulo presente in campo aperto.
Là in fondo però iniziano i sogni. Là, oltre quella pianura, parte un pendio coperto da una coltre bianca inconsistente, forse la neve più bella mai toccata, forse il pendio più ripido mai affrontato.
Enormi nuvole ad ogni cambio di direzione, linee disegnate nel nulla assoluto, il nostro respiro e nient'altro.
Qualche centinaio di metri, non di più, come in un breve e confuso sogno invernale.
Forse non è successo veramente, solo qualche istante ma di lucida assenza dal mondo.
Una caduta ci riporta sulla terra, diminuendo l'altitudine anche la quantità di neve non è più la stessa. Seguiamo una strada nel bosco, piena di ostacoli ed ostruita da alberi caduti chissà quanti anni prima, poi di nuovo lungo la seggiovia.
Nuove fatiche, mai provate prima d'ora, pendenze forse mai affrontate con o senza tavola.
Scendiamo in tre aggrappati ad un filo d'acciaio, l'unico appiglio in grado di riportarci a valle sani e salvi. Mille pensieri e una stanchezza tale da impedire la concentrazione, necessaria mai come ora.
Qualcuno cade tra risate isteriche e una strana sensazione di paura, dominata.
Si torna a valle, a casa, pieni di emozione.
Oggi manca qualcosa.
L.

-Sestola, 30.01.2005-
Tra le altre:
- "5 Cm, non di più".
- Tigelle in baita. Baita?
- I salti e i miei scatti. Barbara.. Click! Ciola.. Click!
- ..E Luca ringrazia per il vostro click fuoritempo.

28 gennaio 2005

LA FATICA


Fa parte del gioco, fa parte della montagna.
Ci avvolge, come la neve, come l’aria.
Ci sazia, ci riempie, ci scalda e ci porta dove vogliamo arrivare.
Non c’è niente da fare, non la si può evitare.
Gli impianti non bastano mai, le auto non arrivano e lei, la fatica, torna sempre inesorabile.
Concetto profondo, la fatica, riporta alla mente la montagna vissuta come un tempo, tra insormontabili difficoltà logistiche ed il piacere di viverla così, nei suoi silenzi, lontano da chi è pigro e non apprezza o da chi è comodo e non capisce.
Ore di fatica per un piacere di così breve durata, deve essere anche per questo che molti non ci seguono.
Siamo pronti a faticare ancora e molto di più per conquistare il sorriso scemo e inconsapevole di questa foto. Una miscela di godimento e felicità infantile, pura e semplice.

Livigno senza neve intristisce noi e gli operatori del luogo, persino i proprietari delle motoslitte sono poco cooperativi e disponibili ad accompagnarci in quell’unico fianco di montagna in cui forse c’è un po’ di powder.
Armati di bastoni telescopici e racchette da neve riabbracciamo la fatica e andiamo soli, ritrovando poco più tardi il sorriso e l’avventura:
Le croci e le ironiche scritte da “via crucis”.
I pensieri sulla scelta del versante.
Il torrente, attraversarlo e ritrovarcisi dentro poi, più a valle.
Il guardaboschi sussurrato al walkietalkie dal solito simpaticone.
Il bosco.
La spolveratona (..e che spolveratona!).
Il solito Fosbury alla staccionata.
Il rientro a piedi (5 Km.?).
Il volo acrobatico sulla via del centro (Scivolato, succede) di fronte ad un centinaio di persone sorridenti.
Livigno, 03.01.2005.. scalando il versante sud

10 gennaio 2005

VENTOTTO


Incrociare la tua scia è un piacere immenso..
..Un onore.
Auguri Ciola.
L.

27 dicembre 2004

NEL BIANCO


Polsa, 26.12.2004
Abbiamo visto BIANCO. Avvolti dalle nubi, con le nubi stesse come unico orizzonte.
Abbiamo respirato BIANCO. Invasi dai fiocchi di neve persino nelle narici.
Abbiamo toccato BIANCO. Un desiderio di bianco così forte da cercare la caduta pur di avere neve addosso.
Abbiamo sentito BIANCO. Quando il silenzio diventa irreale, bianco.
Abbiamo gustato BIANCO, ritrovando il sapore delle mille sensazioni che ci legano al freeride.

Questo blog è scritto soprattutto per noi e le poche righe di qui sotto ci serviranno per non dimenticarne i particolari..
Le catene da mettere già a Mori.
Il sorriso della vigilessa (Mai visto uno prima!).
La macchina fotografica "dimenticata" (..E il telefonino che non renderà mai giustizia).
La maschera rotta e gli occhiali di "Thoeni" comprati al negozio.
Il surfare scoordinato causato dall'invisibilità dell'orizzonte.
Il tuffo dall'altalena.
La scalata del tetto di quella malga e lo scivolare sulla lamiera... "E fare i tetti con le tegole?".
E sopra ogni cosa.. la neve che non smetteva di cadere.

20 dicembre 2004

LETTERA APERTA

Forse è davvero ora di cambiare. E' ora di fermarsi e riflettere. E' ora di ricominciare a pensare; a sognare, anche . Guardiamoci intorno. Altrove lo stanno già facendo.
Ci vogliono fantasia, immaginazione e coraggio.
Stiamo parlando di un'inversione di tendenza, o se preferite di una modesta proposta: cambiare aspetto e sostanza alle stazioni sciistiche.
Osserviamo e riflettiamo: fra costi crescenti e ripetitività esasperata, lo sciare diventa sempre più prevedibile, uguale a sé stesso, perfino noioso. Il trasferimento della dimensione urbana -lo scorrere del traffico, i fiumi in piena delle automobili- sui fragili equilibri della montagna esige impianti sempre più capaci e veloci per sciovie come autostrade, altrettanto veloci, apparentemente più facili, nell'assenza pressoché totale della scoperta e della sorpresa. Scorrere, gomito a gomito, nel riprodursi ossessivo di situazioni urbane: nel bene e nel male non fanno che moltiplicare regolamenti e divieti.
Cambiare invece si può. Cambiare si deve. Abbiamo detto che ci vogliono fantasia, immaginazione, coraggio: qualità imprenditoriali. Perché non usarle per rinnovare il panorama dello sci, per dargli una marcia in più, quel entusiasmo che comincia a mancare, soffocato dal prefabbricato, dall'artificiale, dal troppo comodo?
Fantasia: ricordare e sognare quel mondo incantato fatto di silenzi e solitudini che lasciano esaltati e sgomenti, muti di fronte alla pura e aspra bellezza di una montagna dove lo sciatore non sia più un invasore ma una presenza animale discreta e leggera.
Immaginazione: scoprire che si può usare quello che c'è già ma alleggerendo al massimo la pressione sull'ambiente. In altre parole, immaginare che le stazioni sciistiche -là dove possibile- RIDUCANO IL NUMERO DI PISTE BATTUTE, lasciando al gioco della trasformazione della neve la sorpresa di un ambiente da sciare sempre nuovo. La "autoriduzione" del battuto potrebbe essere graduata e alternata col progredire o col variare della stagione: sarebbe un elemento di novità, di imprevedibilità, di scoperta. Il gioco tornerebbe ad essere non artefatto, la soddisfazione non garantita ma guadagnata, si imparerebbe a conoscere un po' più la neve e la montagna invernale.
Coraggio: delle tre virtù la più difficile da praticare. E' quella che si chiede alle società di gestione degli impianti, alle scuola di sci, agli amministratori locali, alle riviste di sci che fanno opinione, alle aziende che con la pubblicità ne fanno ancora di più. Perché non scommettere sulla novità, non arrivare per primi a indovinare l'evoluzione delle sensibilità, i cambiamenti dei gusti? Perché ignorare una tendenza che è in crescita da anni?
Il fuori pista, il freeride, bisogna farlo sul serio. Non basta mettere un cartello per far diventare la località X "il tempio del freeride", se qualcosa non cambia. In altre parole: se non si lascia del "non battuto" cos'è "free"? Forse la diminuzione dei costi di battitura e manutenzione favorirebbe anche il contenimento dei prezzi e così il rinnovato interesse di possibili utenti.
Certo, il coraggio richiesto agli impiantisti è la qualità dell'imprenditore che rischia, quello vero, che non campa sullo scontato e sul garantito. D'altro canto le prospettive offerte da un turismo sciatorio di scoperta aprono possibilità di salti di qualità alle grandi stazioni ruggenti come alle piccole e sonnecchianti realtà di provincia, che se va bene sopravvivono da una stagione all'altra, mentre potrebbero -forse- evolvere in una costellazione di piccoli gioielli locali, dove crescerebbe e si affermerebbe la figura professionale e la cultura dello sciatore di punta "local" magari sostenuto dalla stazione e dalle aziende.
Fantasia, immaginazione, coraggio. Chi se la sente - tra noi sciatori - di misurarsi su questo terreno, firmi questa lettera aperta che verrà spedita a tutte le riviste di settore appena avremo raccolto un ragionevole numero di firme.

Tratto da www.thewhiteplanet.it

N.D.R.: Gli autori di SNZA, già protagonisti di "surfate" su piste non battute, aderiscono al sogno.

18 novembre 2004

SETTIMO SENSO

In una grigia giornata d'autunno è difficile evocare i colori e i suoni dell'inverno. Difficile entusiasmarvi. E' difficile riuscire a farvi pensare ai milioni di riflessi della neve, all'azzurro del cielo invernale, ai suoni ovattati che inghiottiti dalla bianca coltre non riescono a rimbalzare nell'aria. A ben pensarci la neve è un elemento che si può sentire o immaginare con tutti e cinque i sensi. Provo a spiegarmi, seguite la mia traccia. Con la vista possiamo percepire la differente attitudine a riflettere la luce dei cristalli di neve e indirettamente, percepirne la consistenza. Con l'udito possiamo apprezzare lo scricchiolio della fredda neve invernale che si compatta sotto i nostri piedi oppure il "whoom" sinistro e inquietante che a volte, in mezzo a un pendio, ci ricorda che è la Natura Madre ad avere sempre l'ultima parola. Possiamo sentire il sapore e perfino l'odore della neve polverosa quando contro la nostra volontà, magari per una caduta, la sentiamo infilarsi nelle nostre narici oppure in gola. Chi è sopravvissuto a una valanga conosce bene il sapore acre della neve che come un coltello fende il palato e la trachea. Ma anche chi più gioiosamente ha provato almeno una volta a tuffarsi a capofitto in uno spesso strato di neve polverosa, ne conosce il gusto. E poi sappiamo riconoscere la morbida consistenza della polvere oppure la cristallina scabrosità del firn. E' fin troppo facile immaginare la sensazione tattile della nostra pelle che sfiora la neve. Eppure c'è qualcosa in più, qualcosa di misterioso e sfuggente che a fatica riusciamo a mettere a fuoco quando, specie in una giornata fuori stagione, ci sforziamo di pensare a noi felici che scivoliamo lungo i fianchi di una montagna. Ci sono almeno altre due sensazioni che, a ben vedere, siamo in grado di percepire scivolando in neve fresca: una è la combinazione delle forze e delle pressioni che interagiscono con i nostri neuroni e ci permettono di organizzare il movimento. Parlo dell'azione. Gravità, velocità. Provate a pensare all'insieme delle sensazioni che bombardano il vostro cervello proprio mentre sentite i vostri attrezzi scorrere sul pendio, non sopra ma dentro la neve leggera. Non è forse un sesto senso questo, combinazione equilibrata dei precedenti e privilegio di percezione di ogni "soul rider"? Altro che tecnica. Istinto.
E poi c'è un ulteriore stadio nella percezione del mondo per un libero sciatore: il "settimo senso". Difficile tentare di spiegarvi o di descriverlo nero su bianco questo ultimo, supremo senso. Specialmente prima che la prima curva in fresca della stagione abbia soffiato sul fuoco che vi arde dentro. Potete anche dirmi che sono pazzo o visionario. Può darsi. Ma io so che esiste e che anche voi l'avete a portata di mano, questo settimo senso. È un privilegio. È la consapevolezza di tutto questo. E' la capacità di comprendere che la sensazione di armonia con la natura, con le stagioni, con noi stessi e con gli altri che percepiamo sciando su una montagna d'inverno, è un dono prezioso. Uno dei fini ultimi della nostra esistenza. Non è sport. Non è tecnica o tecnologia. Non è arte, o non solo questo. E' la musica della nostra anima. E' per questo che tutto quello che si vende e si compra, nel nostro piccolo mondo, sembra così squallido e inutile. Inutile come una curva su una pista sintetica. Inutile come una gara con una classifica. Inutile come un editoriale senza coraggio. Ma che stupido che sono, che ve lo dico a fare? E' da quattro anni che incrociamo le nostre tracce. Certo, che lo sapete già, cosa è il settimo senso. Che l'inverno abbia inizio.
Emilio Previtali

Tratto da FREE.Rider #15 (Editoriale)

17 novembre 2004

INCUBI DA CIELSERENO


Cielo limpido da oriente ad occidente, da ponente a levante, mettetela come volete, qui si fa un bel parlare ma di neve neanche l'ombra.
E' quasi inverno, lo vediamo, le foglie sono cadute, le cabrio altrui sono coperte o in garage.
Fa freddo, riscaldamenti accesi.
Segni inequivocabili, questi, eppure non tutto è al suo posto.
Basta dare un'occhiata alle webcam per accorgersi che NON è tutto OK.
Basta alzare gli occhi al cielo per capire che non va tutto bene ed anzi non va bene per niente.
Alessio -Giove Pluvio- Grosso (Meteolive) non porta liete novelle, ci narra di un fantomatico anticiclone più forte che mai, comodamente adagiato tra lo stivale nostrum e lo stretto di Gibilterra.
Un ciclopico mostro, l'alta pressione, che chiuderà l'accesso alle nostre montagne anche alla più timida nuvoletta.
Per quanto? Qualche giorno, forse qualche mese.. Chi può dirlo?
A noi non resta che pregare sperando che il nemico rossastro delle mappe perda coraggio e scelga come casa destinazioni sahariane a lui più consone.
Triste, dopo mesi (10) d'attesa, scoprirsi impotenti di fronte agli elementi.
Abbiamo voglia di avventura, di viverla, non di scriverla.
CIELO.. "PERTURBACI"!